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9 marzo 2010

Moon & Moon: VII Acts of An Iron King


Altro

Tracklist:
Act I: Into The Dust
Act II:Hands Of A Man
Act III: We Are The Lights
Act IV: Come Down Like A Man
Act V: There Can Be Only One
Act VI: This Is Our Celebration
Act VII: Together Alone, We Jump We Rise

Non ricordo quando, ma da qualche parte un po' di tempo fa, avevo già accennato a questo debutto datato 2008 per l'etichetta La Société Expéditionnaire, al quale hanno partecipato tra gli altri Devendra Banhart, Lewis & Clarke, Bat For Lashes.

VII Acts of An Iron King è un musical, una vera opera di rock alternativo, uno spettacolo teatrale immaginato ed eseguito principalmente da William Lemon leader di questo open-project con base a Brooklyn, composto da oltre 20 elementi.

La storia che ci raccontano i M&M è quella di un Re che viene da lontano, stanco di lottare e di viaggiare, fino a quando non capita in una bella città con al centro una torre. In quella torre scorge l'ombra di una donna e di quell'ombra se ne innamora. Decide così di liberarla a qualsiasi prezzo per averla con se e farla regina.

L'album è costruito in sette atti, ognuno dei quali analizza lo stesso evento sopra citato, ma da prospettive diverse, descrivendo così sentimenti opposti: quella dei soldati, di un mago, di un prete, dei fantasmi delle persone inermi uccise, degli stati d'animo del Re.

Ecco che, pur nella stessa tragica storia, ogni traccia diventa una metafora su vita e morte, con un'impronta ed un carattere proprio, grazie a situazioni e testimonianze diverse tra loro, con un unico comun denominatore: la voce del narratore che acconpagna l'ascoltatore per tutto il disco. La voce di un bambino di sette anni.

MySpace

MediaFire

19 gennaio 2010

Her Name Is Calla: The Heritage




Alternativo, progressive, post-rock, altro

Lasciate ogni speranza voi che... ascoltate

A Febbraio usciranno con il nuovo 'Long Grass', ma che ne facciamo delle molte classifiche musicali dell'oramai lontano 2008?
Credo siano realmente pochi, coloro che hanno preso in considerazione 'sti ragazzi inglesi e questa loro opera che, già allora, pareva essere proiettata ad un inquietante futuro prossimo: al dopo 2012.

'Nylon', 'New England' e 'Motherfucker! It's Alive And' sono i capisaldi di questo lavoro non facile da comprendere. Un incisione cinematica di raro talento, dalle tinte forti, scure, nerissime, dove si affaccia la paura di un nuovo periodo senza luce, un nuovo tipo di signoraggio, un mondo diversamente torbido ed angoscioso.

Circondati da sonorità alla Silver Mt. Zion e da ottoni funerei come non mai, palpabile sarà il malessere, il disagio per uno stato d'abbandono, in attesa di qualcosa di imminente che dovrebbe accadere, che deve accadere per portarci sulla giusta sponda ed allontanarci dal vortice bitumoso in cui stiamo affogando.
Ma... niente, non accade e non accadrà nulla.

Qualcosa più grande di noi e non possiamo far altro che, consapevolmente, subire.

L'unica recensione trovata in italiano:
“The Heritage” è un mondo intimista e splendidamente plumbeo, in cui paura e malinconia prendono spesso il sopravvento, lasciando l’ascoltatore nella più cupa disperazione.

Sophie Barnes - Trumpet, Accordion, French Horn, Vocals
Thomas Corah - Synthesis, Trombone, Piano, Vocals
Sophie Green - Violin, Vocals
Michael Love - Bass, Vocals
Tom Morris - Vocals, Guitar, Piano, Magnus Organ
Adam Weikert - Drums, Synthesis, Keyboards, Banjo, Guitar
occasionally:
David Dhonau - Cello

http://www.myspace.com/hernameiscalla

sito del gruppo

mediafire



28 febbraio 2009

Menahan Street Band: Make The Road By Walking


Soul, Funk, Altro
Menahan Street Band e l'incursore anale
“Stanco della solita musica? Prova la Menahan Street Band! Se vuoi anche tu un simpatico sorriso stampato in faccia che non sai perché, un pantalone a zampa che tutti i tuoi amici di Bologna ti invidieranno, raggiungere l’orgasmo senza incursore anale, ecco il prodotto che fa per te!”. (...) Però la Menahan Street Band è da far passare sul proprio stereo, questo sì. Irrinunciabile. Quando il gioco si fa noioso, quando le tue orecchie sono più stanche di quelle di un operaio che usa il martello pneumatico 8 ore al giorno, ecco che il fresco sound seventies del collettivo newyorkese serve allo scopo. Funk sorridente, soul polleggiato, black music per chi sta in campana, la Menahan Street Band è un gruppo aperto, (...)
.

Thomas Brenneck - già apprezzato produttore e qui nelle vesti di suonatore di quel che capita - è il capitano che conduce tra le casse di casa questa strana orchestra di amanti del funk-soul, strambi soggetti che farebbero di tutto per suonare fino a sfinirti a suon di melodie torride. Dieci composizioni strumentali, brevi, a cavallo tra colonna sonora e jam session da localino sotterraneo zeppo di gente come la metro delle otto. Registrato nell’appartamento di Brenneck nel quartiere Bushwick, zona Brooklyn, “Make The Road By Walking” si nutre con avidità di soul fabbricato negli anni ‘60 - ogni riferimento a Curtis Mayfield è ovviamente casuale -, non lesinando amore e rispetto verso intuizioni afro-funk, specie quando i nostri riversano gioiosa baldanza dalla pirotecnica sezione dei fiati. Non male davvero per della roba fatta da una manciata di bianchi. La Menahan Street Band oltre ad essere la band che vorresti trovare ogni sera mentre ti scoli l’ennesimo martini, è anche un’ensemble composto dai migliori musicisti della scena black americana di questo momento; (...)
Il disco più che ascoltarlo, lo si mangia con le orecchie tanto è intrigante e coinvolgente. C’è una sensazione di spazio sconfinato tra i vari strumenti e pure il suono che ne viene fuori è avvolgente, afoso, tanto deciso da appiccicarsi addosso come il miglior ferragosto passato in città. (...) Aggiungeteci il fatto che Obama sicuramente prima di incontrare il presidente cinese se li sparerà a tutto volume nella sala ovale ed allora non servirà altro per convincervi ad ascoltare questo pezzo di Stati Uniti così cool.
.
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14 febbraio 2009

The Reign of Kindo: Rythm Chord & Melody

Indie, Jazz, Progressive
Uno dei primissimi post che feci su questo blog, era dedicato a questi 5 ragazzi, ma ancora prima prima ne avevo scritto su DeBaser.
E' quindi con grande piacere, che faccio mia e riporto questa recenzione da parte di Lorenzo Barbagli dal suo blog ALTPROGCORE:






http://www.myspace.com/thereignofkindo http://rs306.rapidshare.com/files/129760283/TROK-RCAM.zip

12 febbraio 2009

2L8: He&She, Angry Enough To Keep Loving In the Dark Ages


Alternativo
Dalla Grecia con furore.

Kosta Voziki è un genio. Un fottuto genio di 24 anni (o poco più), già osannato da buona parte della critica musicale greca, per il debutto risalente a quasi tre anni fa. Un genio, che comunque prenderei a patte (anche lui fregato dal digitale). Poteva essere un capolavoro, ed invece è solo un grandissimo disco (nonostante tutto), con l'alternarsi di momenti straordinari ad altri meno spiegabili, in continue mutazioni di forme musicali che generano un puzzle di non facile identificazione. E' l'artista che crea la sua migliore opera per poi distruggerla. E dalle ceneri di questa, ne nasce un'altra, per poi essere ancora ridotta ad un ammasso informe. E così di seguito, in maniera continuativa.
A chi ascolta, non resta che rimanere....così, un po' rincoglionito, certamente attonito ma affascinato per un viaggio musicale, in qualcosa che non esiste (o forse sin troppo reale).
01.The Nameless Faces

02.Prologue
03.Josephine (Part I)
04.Josephine (Part II)
05.Monotone Ruins

06.This Turtle Swims Faster Than Expected
07.Patience (Part I)

08.Patience (Part II)

09.Patience (Part III)
10.Paradox
11.The Abyss
12.You Walk On Empty Streets ...(Part I)
13.You Walk On Empty Streets ... (Part II)


14.Epilogue
15.A Dialogue
16.Excuse Me, But I Just Have To Explode (Part I)
17.Excuse Me, But I Just Have To Explode (Part II)
Dal G-Cast, qualcosa si ascolta qui: Music Will Save Us All
Dal loro blog, cliccando sulla copertina , è possibile scaricarlo

17 gennaio 2009

Peter Adams: I Woke With Planets In My Face


Indie, Folk Rock
Brevemente, le coordinate di Peter Adams:
- è di Cincinnati;
- è al suo secondo album;
- è uno che si è interamente fatto il disco nello scantinato di casa;
- è stato accostato a Neutral Milk Hotel, The Flaming Lips, Radiohead, Beatles;
- offre e fa ascoltare gratuitamente la propria musica, direttamente dal proprio sito;
- merita di più e va conosciuto perchè esegue un accattivante, grazioso, moderno folk orchestrale.

6 gennaio 2009

The Irrepressibles: From the Circus... to the Sea EP

Alternativa, classica, visual
Una stravagante, teatrale orchestra composta da 10 elementi che va a braccetto con Jack Terricloth ed Antony Hegarty.
Magnifica "In This Shirt".

31 dicembre 2008

Ascolti 2008



I mei gioiellini cinque anni fa


Classifiche non ne faccio. Sperando di non aver dimenticato nulla, questo è ciò che ho ascoltato di nuovo quest'anno. Buon anno e tanta (veramente tanta) salute per un sereno 2008, Addison.
A Weather: Cove (08)
Alamaailman Vasarat: Maahan (07)
Anathallo: Canopy Glow (08)
Antony & the Johnsons: The Crying Light (09)
Architecture in Helsinki: Like it or Not EP (08)
Arms and Sleepers: Black Paris 86 (08)
Arizona Glowing Bird (08)
Ayreon: 01011001 (08)
Baby Dee: Safe Inside The Day (08)
Baja: Wolfshour (08)
Bark, Hide and Horn: National Road (08)
Beast, Please Be Still: Beast, Please Be Still (08)
Bellowhead: Matachin (08)
Black Mountain: In The Future (08)
Blue Sky Black Death: Late Night Cinema (08)
Carcrashlander: Carcrashlander (08)
Cloud Cult: Feel Good Ghosts (08)
Coldplay: Viva La Vida (08)
Corde Oblique: Volonta Darte (07)
Crystal Antlers: Crystal Antlers EP (08)
Current 93: Birth Canal Blues (08)
Darla Farmer: Rewiring The Electric Forest (08)
David Byrne and Brian Eno: Everything That Happens Will Happen Today (08)
Dengue Fever: Venus On Earth (08)
DeVotchKa: A Mad and Faithful Telling (08)
Elbow: The Seldom Seen Kid (08)
Entire Cities: Deep River (08)
Ereipia: Ereipia (08)
Erik Enocksson: Farväl Falkenberg (07)
Erik Enocksson: With Its Dark Tail Curled 'Round The Garage (08)
Final Fantasy: Spectrum, 14th Century EP (08)
Fleet Foxes: Ragged Wood (08)
Forest City Lovers: Haunting Moon Sinking (08)
Gazpacho: Night (07)
Get Well Soon: Rest Now, Weary Head!...(08)
Glissando: With Our Arms Wide Open We March Towards The Burning Sea (08)
Grails: Take Refuge in Clean Living (08)
Gregor Samsa: Rest (08)
Guillemots: Red (08)
Hans-Joachim Roedelius & Tim Story: Inlandish (08)
Hey Rosetta!: Into Your Lungs (08)
Human Bell: Human Bell (08)
Joe Jackson: Rain (08)
Johann Johannsson: Fordlândia (08)
Jonny Greenwood: There Will Be Blood (07)
Kashiwa Daisuke: Program Music I (07)
Katkhuda: A Long Way From Somewhere (08)
Kila: Gambler’s Ballet (07)
Kip Winger: From The Moon To The Sun (08)
Lackthereof: Your Anchor (08)
LAL: Deportation (08)
Lemon Kittens: We Buy a Hammer for Daddy (08)
Leo Abrahams: Unrest Cure (08)
Man Man: Rabbit Habits (08)
Marching Band: Spark Large (08)
Matt Elliott: Howling Songs (08)
Micah P. Hinson: Micah P. Hinson and the Red Empire Orchestra (08)
Micah P. Hinson: The Surrender EP (08)
Mike Patton: A Perfect Place (08)
Mogwai: The Hawk is Howling (08)
Mudcrutch: Mudcrutch (08)
Murder by Death: Red of Tooth and Claw (08)
My Brightest Diamond: A Thousand Shark’s Teeth (08)
My Brightest Diamond: Bring Me The Workhorse (06)
MØN: demo (07)
Nils Petter Molvaer: Re-Vision (08)
Okay: Huggable Dust (08)
Okkervil River: The Stand Ins (08)
Olafur Arnalds: Variations of Static (08)
Oren Ambarchi: In The Pendulum's Embrace (07)
Organic Stereo: The Stories Linger in My Mind (08)
Paul Weller: 22 Dreams (08)
Peter Broderick: Float (08)
Port O'Brien: All We Could Do Was Sing (08)
Portishead: Third (08)
Red Sparowes: Aphorisms EP (08)
Robert Owens: Night-time Stories (08)
Rosa Crux: Lux In Tenebris Lucet (08)
Sandro Perri: Tiny Mirrors (07)
Scott Matthew: Scott Matthew (08)
Shearwater: Rook (08)
Shearwater: The Snow Leopard EP (08)
Sigur Rós: Með Suð í Eyrum Við Spilum Endalaust (08)
StoneRider: Three Legs of Trouble (08)
Strangers Die Every Day: Aperture For Departure (08)
Subtle: ExitingARM (08)
Sunny Day Sets Fire: Summer Palace (08)
Syd Matters: Ghost Days (08)
The (Fallen) Black Deer: These Halls are Full of Blood (08)
The Black Angels: Directions To See A Ghost (08)
The Curse of Company: Leo Magnets Joins a Gang (08)
The Decemberists: Always The Bridesmaid A Singles Series (08)
The Dresden Dolls: No, Virginia... (08)
The Dø: A Mouthful (08)
The Envy Corps: Dwell (08)
The Fairline Parkway A Memory Of Open Space (08)
The Lofty Pillars: Amsterdam (01)
The Mars Volta: The Bedlam in Goliath (08)
The Memory Band: Apron Strings (07)
The Mumlers: Thickets & Stitches (08)
The National: The Virginia EP (08)
The Rural Alberta Advantage: Hometowns (08)
The Walkmen: You & Me (08)
The Wet Secrets: Rock Fantasy (08)
Thee Silver Mt Zion: 13 Blues For Thirteen Moons (08)
These New Puritans: Beat Pyramid (08)
Thieves & Liars: When Dreams Become Reality (08)
Thomas Walter: T/W (08)
Timesbold: ill seen ill sung (08)
Trail Of Dead: Festival Thyme (08)
Vic Chesnutt Elf Power: Dark Developments (08)
Vic Chesnutt: The Salesman and Bernadette (01)
We Just Stole A Car: we just stole a car (08)
White Hinterland: Phylactery Factory (08)
Why?: Alopecia (08)
Willard Grant Conspiracy: Mojave (99)
Willard Grant Conspiracy: Pilgrim Road (08)
William Fitzsimmons: The Sparrow And The Crow (08)
Wooden Shjips: Holy Mountain (07)
Yoav: Charmed & Strange (08)

8 dicembre 2008

Okay: Huggable Dust


Altro, soft-pop d'autore
Marty Anderson è uno sfigato con una voce quasi fastidiosa ma affascinante alla Windmill, che interpreta disperati e splendidi inni d'amore alla donna amata, appena persa a favore del suo miglior amico (bella zoccola).
Non solo.
E' uno sfigato afflitto dal morbo di Crohn, in un insieme di sangue e merda.
Non basta ancora.
E' uno sfigato che fa un grande disco, ma non se lo caga nessuno: 18 canzoncine, talvolta molto natalizie, in un insieme di stili musicali, che scorrono via che è un piacere.
L'ho sempre detto: "nella vita ci vuole anche culo. Tanto culo".
E Marty, apparte un po' di merda al culo, non ce l'ha davvero.
Peccato.
Tracklist:
1. My
2. Only
3. Tragedy
4. Nightmare
5. Loveless
6. Peaceful
7. Natural
8. Hot-Wired
9. Simple
10. Panda
11. Bellashakti
12. Beast
13. Proof
14. Truce
15. Pretend
16. Huggable Dust
17. Already
18. Asleep
.
.

25 ottobre 2008

Comunicazione di servizio

Semplice (semplice?) richiesta:
chi avesse notizie di questi, mi dia un link ("o peste lo colga").



Immaginando le quantità abnormi di link che arriveranno ;-) , preventivamente mi sdebito con due nuovissimi EP:
...And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Festival Thyme EP
.

Shearwater








The Snow Leopard EP
http://www.mediafire.com/download.php?ktgdy5jdztz















Con questo c**o di blog, le parole non vanno quasi mai dove vorreste.

18 ottobre 2008

Matt Elliott: Howling Songs




Folk europeo

Momenti tristi e dolci. Dolorosi e piacevoli.
Bellamente cupi.
Cori soffusi ed ovattati, circondati dalle parole flebili e malinconiche del cantore, rotti da improvvisi squarci di fragorosa distorta musica elettrica. Eccole, sono queste le urla ricche di disperazione delle "songs" di Matt Elliott, a conclusione di una magnifica trilogia iniziata 3 anni fa tra alcool e fumo, sporcizia e povertà, morte e fantasmi.
Se con "Failing Songs", musicalmente ci aveva donato nuova vitalità e speranza per un futuro migliore, con quest'ultima incisione, Matt Elliott le fa sparire rassegnadosi al decadimento ed all'amarezza di un mondo ingiusto, dilaniandosi per la sconfitta (e noi con lui), riavvicinandosi al punto di partenza delle "Drinking Songs".


Un cantautore che rappresenta come pochi, o forse come nessuno, la realtà di un magnifico folk europeo, che attinge dalla propria tradizione più classica e che si espande verso ogni punto cardinale senza alcuna delimitazione di territori e confini.


Ed ora che ci hai ammaliato con le tue grida musicali e la trilogia è terminata?
Non ci lasciare.
Non abbandonare questa tua rabbia, che pur sconfitta rimane vitale.
Persone che abbiano coraggio di dire quello che vogliono, senza compromessi, sono necessarie.


Come ha già scritto qualcuno, "in futuro saranno in pochi a ricordarlo, ma quei pochi...."
Io sarò certamente tra questi e ti ringrazio.



Il regalo di birdantony non funziona più:

11 ottobre 2008

Vic Chesnutt, Elf Power and The Amorphous Strums: Dark Developments


Rock

Devo dire veramente "Graciàs"
Son qua che sto aspettando le canzoni urlate di Matt e casualmente ti trovo il nuovo, nuovissimo di Vic. No, dico.... Vic Chesnutt, quello di North Star Deserter. Quel North Star Deserter, che Testani splendidamente definì "carta vetrata su una ferita aperta".

Se questo è l'autunno musicale di quest'anno, non si può che stare allegri.
Poco importa se Dark Developments è in realtà l'assieme di tre intense anime musicali: Chesnutt, Elf Power (principalmente) e The Amorphous Strums, dove gli ultimi due sembrano voler accompagnare il primo in posti nuovi e dirgli:
-"O.K. Vic, hai sofferto come una bestia, ma la vita è bella. Dai, adesso vieni con noi che ci divertiamo un po' ".
E ci riescono. Perchè questa volta la chitarra e la voce di Vic, con l'esclusione di "The Mad Passioni of Stoic" dove la disperazione torna a presentarsi ed a far male (e dove Vic duetta con se stesso), sono quasi sempre baciate da uno splendido sole, riuscendo anche a sorvolare territori Giamaicani (vedi "Teddy Bear"), anche se nell'intero album rimane un velato e sottile strato di malinconia.
Come perfettamente illustrato dalla copertina, Dark Developments è il magnifico incontro tra un'anima rossa ed un'anima nera, un'anima serena ed una terribilmente tormentata e ruvida. Nessuna delle due avrà realmente il sopravvento, se non una splendida musica.

8 ottobre 2008

Anathallo: Canopy Glow


Pop da camera, melodico, popolare


Gli Anathallo li sento un po' come gli amici dei miei figli.
Mi arrogo il diritto di averne parlato in tempi non sospetti, ancor prima che nascesse questa misera raccolta di frammenti (tanto da pensare di richiedere una royalty alla loro casa discografica), visto che l'immersione del loro "Mondo Fluttuante" mi aveva folgorato (tra i primissimi nel 2006).
Ripetersi è difficile, ma sgombriamo il campo da facili incomprensioni: questo album è meno immediato, ma rimane ricco di grandi suoni. Suoni raffinati e di classe, con arrangiamenti superbi.
Detto questo, per l'indegno scriba siamo appena un gradino sotto al suo precedessore, peccando principalmente in quello che è la varietà. Un'incisione forse troppo monocorde, che comunque rimane rara per eleganza ed ispirazione, dove, grazie a dolci vocalizzi e caldi fiati, l''immaginazione prende il sopravvento e vola via, rimanendo così una delle giovani band che preferisco.
L'uscita ufficiale è per metà Novembre. Questa volta se ne accorgeranno altri?
Da ascoltare (anche se non sarà facile reperirlo, altrimenti....).
Matt Joynt – Vocals, Guitar, Auxiliary Percussion, Piano
Bret Wallin – Trombone, Auxiliary Percussion, Vocals
Danny Bracken – Guitar, Auxiliary Percussion, Vocals
Seth Walker – Bass, Vocals
Jeremiah Johnson – Drums, Percussion, Vocals
Erica Froman – Vocals, Auxiliary Percussion, Autoharp
Jamie Macleod – Flugelhorn, Auxiliary Percussion, Vocals

28 agosto 2008

My Brightest Diamond: A Thousand Shark’s Teeth



Experimental, Rock, Indie

Lunghe citazioni per due album in un unico post.
Tutto per una unica grande artista. Già perchè My Brightest Diamond è semplicemente la cantante e polistrumentista Shara Worden.
Gli album sono il bellissimo (e più digeribile) Bring Me The Workhorse, album di debutto edito nel 2006 ed il recentissimo A Thousand Shark’s Teeth.
Splendida voce, splendide melodie dagli arrangiamenti lucidi e disperati, per un suono crudo e stordente.
axelmoloko per Indie For Bunnies:
Affascinante, giocoso, audace, premonitore, aggraziato, eclettico, eccitante, viscerale: sono questi i primi aggettivi che vengono in mente dopo aver ascoltato “A Thousand Shark’s Teeth”. Evocativo e complesso, il disco è pieno di quelle melodie e arrangiamenti che ti restano attaccati addosso anche dopo che hai smesso di ascoltarlo.//..........//
Sono sicuro! Amalteo ne sarà ammaliato.

MySpace: http://www.myspace.com/mybrightestdiamond
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... fotografa mondi immaginati, My Brightest Diamond, e li circonda con una musica che potrebbe essere dei Banshees spogliati da ogni furia punk, se solo avessero chiamato la Kate Bush più teatrale a scrivere le loro canzoni. O almeno, questa è l’impressione che lasciano le prime due canzoni di “Bring me the workhorse”, perché il resto del programma contiene molto altro: movimenti usciti da un musical triste (“Gone away”), murder ballads (“The robin’s jar”), l’oscurità che esplode all’improvviso come nelle pagine migliori dei Castanets (“Magic rabbit”); o ancora, la perfezione delle melodie e di archi melodrammatici (una “The good and the bad guy” che perfeziona quanto fatto dagli Ilya), una voce che – perfettamente padrona di sé – sibila come la PJ Harvey di “To bring you my love” tra la polvere sottile delle dissonanze (“Freak out”) e subito dopo vola tra cori vespertini (“Disappear”)…
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Bring Me the Workhorse (del 2006): http://www.mediafire.com/?z9jw4piycyf
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Ancora Daniele Paletta dalla sua ultima recensione del 26 Agosto 2008:


Continuo ad ascoltare questi mille denti di squalo, e l’unica espressione che insiste a bussarmi mente è drama queen. Shara Worden è sì regina del melodramma, ma non come se fosse una diva capace di incantare teatri affollati: assomiglia piuttosto a una donna con una voce appassionata eppure distante, che canta rannicchiata in un angolo della scena, davanti a una platea vuota. Le sue canzoni, colme di archi e di voci fluttuanti, non si lasciano mai catturare davvero: sanno abbagliarti, nel preciso istante in cui le ascolti, per poi sparire, e aspettarti di nuovo nascoste nel buio //................// Il rock ossuto delle prime, qui, rimane solo nella splendida “Inside a boy” d’apertura: apertura di fiaba, un basso indomabile, elettricità sospesa fino al grido finale, liberatorio, potente. Una meraviglia, che trascolora subito nei terreni più eterei nella foresta di suoni brillanti di “The ice & the storm”, per poi farsi avvolgere definitivamente dagli archi. Ed è a quel punto che tutto diventa volutamente schivo, difficile, poco aperto: affascinante, certo, ma inavvicinabile.//.............//Non riesci ad avvicinarlo, questo disco. E si rimane lì, a sentirsi quasi in colpa perché non si sa apprezzare fino in fondo un album che sa far convivere Maurice Ravél (il testo di “Black & Costaud”) con i sample oscuri di Tricky, ardite architetture d’archi con una voce che sembra letteralmente volare. “A thousand shark’s teeth” ha la bellezza di un’opera d’arte in un museo. Ti può commuovere fino alle lacrime, ma ti lascia frustrato: non riuscirai mai a toccarla, a farla davvero tua, tutta quella bellezza. -------------------------------------------------------------------------------


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15 agosto 2008

Bark, Hide and Horn: National Road


Folk Rock, Indie, Other
Gremigna. Già, ancora gremigna.

Mentre è in uscita il primo lavoro ufficiale de The Reign of Kindo già segnalati per il loro bellissimo EP, è mio grande piacere segnalare qualcosa di sincero e rustico, dal sapore semplice ed antico. Un po' come ritrovarsi nella Toscana di Bagno Vignoni, riassaporare la pasta al sugo che solo la nonna riusciva a fare, o tornare a dormire nel letto di piume del vecchio cascinale di Stradella, per poi fare colazione con lo zabaione.
E' questo l'effetto che mi fa questo debuttante quartetto di Portland (ancora Portland? Ma va, non ci credo), con una delle migliori incisioni (la migliore?) dell'anno in corso, grazie al loro pastorale National Road, interamente dedicato al National Geographic ed a luoghi e personaggi che lo hanno reso famoso.
Però credo di comprenderne i motivi:
trattasi del fattore trapasso/esponenziale.
Il disco è costellato di trombe.
Meno trombo io e più me ne innamoro ascoltadole.
Ed ecco che ritrovo i sapori semplici e di una volta.
;-)
Visto "i sapori antichi" ed il tempo, se ho voglia e piove nuovamente vado per chiocciole.
Buon Ferragosto.
.
Interamente ascoltabile in stremaing (al momento):
.
Doverosa menzione per..... bhè, praticamente tutto.

6 agosto 2008

Lambchop

Indie, Orchestrale, Roots
I primi di Ottobre sarà pubblicato il nuovo lavoro dei Lambchop dal titolo OH (Ohio).
Intanto godiamoci in loop Up with People tratto dall'album edito nell'anno 2000 e dal titolo Nixon (per chi lo desidera, sotto c'è il link dell'album).

26 luglio 2008

Katkhuda: A Long Way From Somewhere

Folk Rock, Alternative, Rock




Dal progetto Obi al progetto Katkhuda.
Facciamo ritorno nel vecchio continente e questa volta non parliamo di debutti, ma di conferme con qualcosa di trasparente, leggero, spumoso.
Una leggerissima brezza estiva di fine giornata, fresca e tonificante.
La famiglia Katkhuda, da generazioni è in perenne movimento: Palestina, paesi balcani, adesso Inghilterra. Finalmente è giunto il momento di fermarsi ed assaporare ciò che c'è intorno, guardando con gli occhi di chi ha una lunga storia dietro di sè.
Album di rara delicatezza, dove intime melodie cantautoriali e raffinati arrangiamenti, sono capaci di riscaldare qualsiasi tipo di cuore.

Da ascoltare a fine giornata, davanti al mare, con un leggero maestrale.
Superbo.


Damian Katkhuda - Vocals
Damian Montagu - Keyboards

David Ogilvy - Pedal Steel
Awsa Bergstrom - Backing Vocals
Monica & Ian Burge - Cello
Ben Kempton - Drums
Fiona Brice - Violin
Paul Jaya Sinea - Trumpet

Ciao Sergio, un abbraccio.

16 luglio 2008

Okkervil River: The Stand Ins

Folk, Indie, Rock


Il nuovo full-lenght degli Okkervil River, "The Stand Ins", è il sequel del loro acclamatissimo "The Stage Names", pubblicato lo scorso anno come sempre da Jagjaguwar. The Stand Ins è stato registrato ad Austin e prodotto dal collaboratore di lunga data Brian Beattie e dagli Okkervil River stessi; composto di 11 canzoni, il disco include la traccia "Long Coastline", nella quale Sheff e Jonathan Meiburg (ormai solo membro degli Shearwater) duettano sulla gioia e le difficoltà di tenere insieme una band. È lo stesso Will a spiegare la genesi dell'album: "Avevamo così tante canzoni che avevamo accarezzato l'idea di pubblicare un album doppio. Alla fine però abbiamo deciso di prendere un gruppo di pezzi e di far uscire "The Stage Names", tenendo il resto da parte per il sequel dell'album.
"The Stand Ins" è quel disco.

Dimenticavo: gli Hey Rosetta! han fatto un gran bell'album.

10 luglio 2008

Hey Rosetta!: Into Your Lungs

Rock, Indie, Pop
Sarò ripetitivo.
Anche questi dal Canada.
Anche questi sono in sei.
Anche questi sono al debutto (il precedente "Plan Your Escape" era un EP).
Anche questi meritano assai.
Un paio di recensioni in inglese:
Gran bel suono (pure se si potevano dare un altro nome).