29 marzo 2008

Scott Matthew: Scott Matthew

Da Romanotizie
"....Ma il successo più grande giunge grazie alla colonna sonora del film culto del regista John Cameron “Shortbus”, accolto con enorme entusiasmo da tutta la critica internazionale più “libera” e purtroppo uscito in Italia su pochi schermi perché rifiutato da alcuni esercenti per cieca pudicizia....."
Ed ancora,
...Scott Matthew è un talentuoso e dotatissimo cantautore, un “quiet noise maker” come egli stesso si definisce. Il suo stile rilassato ed elegante, come per magia sembra annullare il tempo e lo spazio. La sua musica è semplicemente pura, come risultato di un incantesimo misterioso e potente, e intima, fragile, malinconica. Chi ha ascoltato Scott dal vivo si è incredibilmente commosso, a volte perfino confuso. L’intensità del suo modo di cantare è tangibile. La sua presenza sottolinea l’immediatezza rilassante delle sue canzoni. La lunga esperienza sulle scene di vari club, gallerie e di luoghi insoliti e misteriosi ha inoltre svelato la sua abilità nel creare una relazione forte e misteriosa con il suo pubblico......."
Qua c'è l'ottima recensione di Almost Blue In Reverse
Qui il divertente sito del film in questione (con scene esplicite) http://www.shortbus.it/ http://www.myspace.com/scottmatthewmusic
http://www.megaupload.com/it/?d=KY75VF6U

28 marzo 2008

Kila: Gambler’s Ballet

La curiosità è donna. Una sega (e meno male).
Lèmma d'uso toscano "sega", viene usato assai frequentemente per togliere importanza a cose e fatti, sdrammatizzando o ridimensionando il contenuto; si dirà pertanto «è una segata... » di un film di Pieraccioni (dal BORZACCHINI UNIVERSALE).
Il nome Kila (band irlandese) mi è nuovo e su subba-cultcha.com con il massimo dei voti, leggo:
Nuclear fusion: trans-global tribal folk marries Irish, Latino, Eastern European, African and Japanese influences.
Eccche è!
Ancora:
Kila’s instrumentals are so strong that you don’t miss a vocal for a moment - and it’s almost impossible not to get up and dance, so for god’s sake don’t listen to this album in the car.
Ora, io che passo gran parte del mio tempo con il culo sul sedile di un auto, non potevo certo non essere incuriosito ed esimermi dal sentirlo, soprattutto dopo avere notato cosa suonano questi sette multistrumentisti (ma uno mono, non lo si trova più?):
Ronan O'Snodaigh: Bodhran, Vocals, Glockenspiel & Percussion.
Dee Armstrong: Fiddle, Vocal, Hammered Dulcimer & Banjo.
Colm O'Snodaigh: Flutes, Percussion, Whistle, Clarinet, Saxophones, Vocals.
Brian Hogan: Bass, Lap Steel, Guitars, Percussion & B/vocals.
Lance Hogan: Guitars, Drums, Percussion & Programming.
Eoin Dillon: Uilleann Pipes,Whistles & B/vocals.
Rossa O'Snodaigh: Whistle, Mandolin, Lute, Percussion & Lots of Noisy Things.
Cantando in Gallico, non si capisce una sega (e si torna al punto di partenza), quindi verrà da chiedersi:
ne vale la pena?
Certo che si.
Vi lascio al massimo due ascolti, poi saranno vostri.
.
Per chi lo desidera:
un veloce corso di Gaelico per comprenderne i testi da www.gaelico.net.
Lo scarico da uno dei seguenti punti http://sharebee.com/c106e67b;

Get Well Soon: Rest Now, Weary Head!...

'sti crucchi!

Monterey, sul suo blog Tangerine scrive:
......pseudonimo di Konstantin Gropper, propone un disco d’esordio che non lascerà indifferenti gli amanti dei suoni tipo Calla (quindi me) anche se molti indirizzano il suo indiepop epico verso altri lidi, quella terra d’Albione che ha dato i natali a Thom Yorke, per esempio. Sono d’accordo con chi scrive che il talento di Konstantin risiede anche nella capacità di eludere le etichette, e spaziare in ambiti diversi in ciascun brano, visitando generi anche diametralmente opposti tra loro. Certamente merita l’ascolto, ma richiede un po’ di versatilità uditiva

Caro Monterey le coordinate non potevano essere più giuste di così.
Nessuna etichetta, talento, una voce che ricorda Yorke.
Un disco che definirei "terra di confine".
Confine tra la solitudine e l'amicizia, la malinconia ed il divertimento, che evoca serenate da luna piena, cielo stellato e lande desolate o da cantare in coro per far baldoria fino a notte fonda.
Confine, perchè è un album perennemente in bilico tra vecchio e moderno, con un persistente gusto retrò dal sapore di "cheerleader anni sessanta".
Forse "Witches! Witches!" è troppo mielosa, ma qua non esistono i cosiddetti brani "destrutturalizzati".
No.
Qua ci sono musiche senza etichetta, semplici e belle.
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http://www.myspace.com/youwillgetwellsoon http://rapidshare.com/files/91010281/GWS-RNWH-2008-1.zip http://rapidshare.com/files/91014007/GWS-RNWH-2008-2.zip

21 marzo 2008

...And You Will Know Us By The Trail Of Dead: Worlds Apart

Ci pensavo stamani, mentre guidavo.
Mercoledì 26, ore 06.00 am.
Partenza per Ancona.
Lavoro.
Consolazioni: i marchigiani che son brava gente (oltre che professionali) e la scelta per la serata: meglio il brodetto di pesce da Sara in quel di Sirolo, o le cozze (del trave) da Emilia a Portonovo?
Come consuetudine, considerando che in auto non ho il lettore mp3, oltre ad una paio di novità mi porto sempre qualcosa di "vecchio": mi faranno compagnia questi texani dal nome impronunciabile (ma per gli amici sono solamente i Trail Of Dead), visto che al mattino avrò necessità di energia pura.
Leggendo le recensioni ed i commenti su internet, trovo che World Apart sia stato uno di quei lavori che più di ogni altro ha diviso gli appassionati (soprattutto stroncato da molti del settore): da pomposi, megalomani e ruffiani, a geniali e grandiosi.
Per me è da 5 stelle piene, al pari del suo precedessore (e forse più).
Già durante l'"Overture" avrete un formicolio alle mani, ma attenzione, le schitarrate della successiva "Will You Smile Again" vi investiranno con enorme violenza da lasciarvi senza fiato. Fortunamente avrete tempo per ricomporvi e rilassarvi con la dolce Summer 91".
Ma poi si rinizia nuovamente.
Così, un sali e scendi continuo.
Ma niente a confronto di quello che arriverà nel finale ("Classic Art Showcase" e "Russia is my Homeland" sono da mettere in un vaso di cristallo).
Solamente "Let it Dive" non mi convince, ma è come cercare il classico pelo nell'uovo.
Nient'altro da aggiungere.
Se non lo conoscete, è obbligatorio e doveroso ascoltarlo e procurarselo.
Questo link dovrebbe essere corretto (non ho provato):
http://rapidshare.com/files/98008590/lamadrigueradeconejo.blogspot.com_AYWKUBTTODWorlds_Apart.rar
Dimenticavo, BUONA PASQUA.

16 marzo 2008

Leo Abrahams: The Unrest Cure

Musicista a tutto tondo
Leo Abrahams è un chitarrista che si è fatto la gavetta, scoperto da Brian Eno ha collaborato con Bryan Ferry, Roxy Music, Nick Cave, Jarvis Cocker, Paul Simon, Grace Jones.
"The Unrest Cure" è il suo terzo lavoro (come dire, "non nasce imparato", ma si è fatto "un mazzo tanto"), risultando un album così vario da non poter essere etichettabile, per certi versi molto vicino al miglior Mike Pattom (ed al suo progetto Peeping Tom) dando alla luce un'incisione di spessore, coadiuvato da ospiti di valore (grande l'84enne Bingo Gazingo).
Abrahams si trasforma in un vero e proprio camaleonte, un giocoliere, un saltinbanco, come quello che pare rappresentato nella copertina.

15 marzo 2008

Man Man: Rabbit Habits


Ne parlavo proprio qui.
Due anni dopo il fulminante "Six Damon Bag", i Man Man si rifanno vivi.
La copertina prometteva bene: vite condominiali in "sfaccettature di varia umanità".
Invece, nel complesso li trovo un po' "imborghesiti", anche se nella parte finale mi sono sembrati più intimisti, con meno voglia di fare pazzie ed essere più riflessivi (bellissima "Whalebones"). Al momento non mi convincono (e non me lo aspettavo), vedremo se cresce.
http://rapidshare.com/files/99013923/Man_Man_-_Rabbit_Habits.zip

Gregor Samsa: Rest



Potrei fare un copia/incolla dalla vecchia segnalazione che feci per il loro album di debutto "55:12"
La Metamorfosi di Kafka inizia così: "Una mattina, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto". Cosa abbiano in comune i Gregors Samsa con il commesso viaggiatore di Kafka, non lo so, se non la diversità: il quartetto in questione ha avuto il coraggio di incidere anche un "Bianco Natale”, provenie da Richmond in Virginia, mentre per loro tipo di musica ti aspetteresti che provenissero dal grande nord. Preceduto dalla pubblicazione di due splendidi EP nel 2002 e 2003 e dall'album di debutto di due anni fa "55:12", arriva questo secondo lavoro (metà Aprile) che ne segue la strada. Il precedente aveva un maggior impatto musicale: una forza d'urto più imponente ed una ricerca più affannosa e suggestiva dei vocalizzi (maschile e femminile) tra Nikki King e Champ Bennet.
Comunque rimaniamo in ambito “post rock” ed il ricordo va ai Mogwai, ai Sigur Ros, ma ancora più dilatati, eterei, rarefatti, riuscendo a generare un senso distensivo di ammorbante religiosità, senza creare noia o stanchezza in ambienti ora chiari poi scuri e bui (molto di più). Per coloro che amano ascoltare brani destrutturalizzati e che vogliono sognare.
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Dal loro mySpace potete ascoltarlo interamente in streaming:
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Per l'eventualle scarico:

Velocemente.......

....li getto volentieri nella mischia:

Murder by Death: Red of Tooth and Claw

Una specie di Willard Grant Conspiracy "cattivi" ad alta orchestrazione.
Quando scompattate occorre la seguente password: mp3zzz.blogspot.com
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Questa è la bellissima sorpresa.
Un fulmine a ciel sereno.
Ringrazio l'amico e collega che vive in quel di Milano (e che mai leggerà queste righe), che mi ha indicato il loro nome:

Broken Records
Sette multistrumentisti a tratti commoventi, in una combinazione musicale di tradizionale simil-folk europeo ed un'alternativa musica scozzese. Protagonisti di tutto questo sono chitarre, basso, violino, violoncello, fisarmonica, mandolino, pianoforte, tromba, percussioni e glockenspiel.
Prestate attenzione al loro MySpace, in particolare a "Nearly Home" e "A Good Reason".
Già.
Forse esiste "A God Reason" per doverci tornare sopra in un prossimo futuro.

9 marzo 2008

Daturah: Reverie

Frankfurt am Main
Non ho mai capito perchè si dice Francoforte sul Meno (il fiume che l'attraversa). Vabbè che ce ne sono altre, ma la vera Frankfurt è questa, la mitica Kaiserstrasse pure (in verità assai degradata ultimamente ma è sempre un bel girare con gli amici). E' un po' come se Milano l'avessero chiamata Milano in Pianura, o Milano sui Navigli e Milano Marittima... Milano.
Comunque, non si fosse capito, questo è un sestetto proveniente dalla "Grande Germania", tolto il precedente EP questo è il loro debutto (ufficialmente i primi di Aprile). Siamo in ambito puro post-rock, sulle tracce di Isis e Red Sparrows, in 60 minuti completamente strumentali per soli 5 brani, dove si sale piano piano per accedere a quei tipici muri sonori. Qualcuno certamente obietterà: "allora le premesse per una mega rottura di coglioni ci sono tutte". Sono anch'io convinto che alla lunga distanza (ma forse anche alla media) l'ascolto non reggerà molto, ma per qualche sera è decisamente affascinante esserne risucchiati dentro.
Per farsi un'idea:
http://www.myspace.com/daturah Per scaricarlo interamente: http://www.mediafire.com/?nioawuuyk1g

8 marzo 2008

Portishead: Third

Finalmente
Non ci credevo più. I Portishead hanno sempre vissuto in un mondo tutto loro. Malgrado le loro inquietudini, visto cosa accade nella realtà è bene che rimangano dove sono. Anche se li avverto " più ottimisti" (si fa per dire), "Lasciate ogni speranza o voi che entrate…" Ho cambiato pusher e sotto c'è il link per lo scarico. http://rapidshare.com/files/97806222/portishead-3rd-rhoim.zip

7 marzo 2008

Darla Farmer: Rewiring The Electric Forest

Creatività e divertimento a grandi livelli.
Come i The Mumlers sono al debutto, sono in sette (ventenni o poco più), suonano gli ottoni a go go, ma lo fanno come fossero in 9. Una fusione tra ska e musica orchestrale, con tenui bagliori di jazz, dance ed elettronica. Insomma, il divertimento è assicurato sulle linee guida dei The World/Inferno Friendship Society che fa molto "garage" ed amicizia, con in meno la voce del grande Jack Terricloth. Quindi se il Lunedì vi dovessero girare i coglioni (e purtroppo i motivi potrebbero essere molti), ascoltatevi i Darla Famer. Mi ringrazierete.
http://rs342.rapidshare.com/files/95944393/DarlaFarmer-RTEF-2008.zip

1 marzo 2008

White Hinterland: Phylactery Factory

Bello.
White Hinterland aka Casey Dienel. Manca veramente poco ad un copia in colla: un bianco, caldo, soffice melanconico jazz. Non molto distante da un un folk di tipo naturalistico. Se ritrovo il link di scarico, lo metto. Intanto.... http://www.myspace.com/caseydienel
http://sharebee.com/6e844207

27 febbraio 2008

Guillemots: Red (FAKE: alias Thomas Walter)


Era il 2006 e di "Through The Windowspane" scrivevo:
Versate in uno shaker un inglese (voce e tastiere), un brasiliano (chitarre), uno scozzese (percussioni) ed una donna canadese (basso), agitate bene ed otterrete i Guillemots (....) candidato nelle prime tre posizioni, nella personalissima classifica dell'anno in corso (....) Ricco di molteplici sonorità, bellissimi gli arrangiamenti, anche se talvolta potrebbero essere un po' troppo ruffiani, ma la sorpresa è sempre dietro ogni nota (....) l'imprevedibilità è il vero soggetto di 'Through The Windows Pane', ogni brano è una storia ed un suono diverso (....) La speranza è quella di trovarli nel prossimo futuro nuovamente a questi livelli creativi (ma sarà mai possibile?), però adesso è troppo presto per pensarci, adesso è solo il momento di gustarsi affondo questo magnifico lavoro.
Un solo ascolto: ancora una volta sorprendenti.
Non mi aspettavo un uso così eccessivo dell'elettronica, così Red è molto diverso dal suo predecessore, minimale, certamente scuro, quasi triste (dove è rimasta l'allegria di "Trains To Brazil"?). Anche se non ho colto una nuova "Sao Paolo", a me pare un lavoro intrigante, grandi spunti non mancano e loro si confermano un gruppo di classe.
Aggiunta
Mi sembra di capire che si tratti di un fake. Se veramente è così, è ugualmente doveroso fare i complimenti perchè è UN BEL FAKE. Il mio pusher stavolta ha toppato. Magari si tratta di una nuova band che ha utilizzato questa situazione per farsi una gran bella pubblicità. Infatti il disco rimane quello che è: interessantissimo. Vedremo
Riaggiunta
Ecco il fake, tale Thomas Walter:
Bravo. Speriamo non sia il fake del fake.
Figura di merda, ma c'è di peggio nella vita.
Torno dai bravissimi The Mumlers

25 febbraio 2008

The Mumlers: Thickets & Stitches


Fantasmi
Album di debutto per questi multistrumentisti provenienti da San Jose (CA/USA) e che prendono il nome da un artista del fine 800: tal William H. Mumler, primo "fotografo spiritico" capace di catturare immagini di fantasmi. Non c'è bisogno di dire che era tutto falso, ma grazie ad un abile manipolazione, in foto riusciva a far apparire quello che nella realtà non esisteva.
Contrariamente ad altri loro colleghi (che si gettono in veri muri di suono), i Mumlers che pure sono stabilmente in sette, suonano come fossero in tre. Ascolti note divertenti, ma invece sono profondamente malinconiche. Credi di avere a che fare con il jazz, ma poi ti accorgi che è folk. Pare pop ed invece è spudorato country. Insomma, mentre pensi a cosa possono essere sei costretto a passare ad altro, mentre in lontananza vedi passare, questo si, il vero fantasma di Otis Redding.
Thickets & Stitches è stato registrato in soli 4 giorni ed a nessuno dei sette membri della band, con l' esclusione della splendida voce di Will Sprott è venuto la voglia di strafare, in questo lavoro che è decisamente un insieme di tradizione ed innovazione.
"Untie My Knots" è uno splendido walzer per trombone, "Dice in a Drawer" ha degli ottoni che vi faranno accapponare la pelle, il jazzy di "Shake That Medication" vi costringerà ad alzarvi in piedi e battere le mani, trasformandosi in qualcos'altro, "Whale Song" è un grande duetto tra chitarra e voce, in più c'è altro.
Un affascinante mix di strumenti, che per semplificare catalogherei a metà strada tra Hinson e Condon. Per i Mumlers un solo rischio, quello di rimanere ingolfati dalle troppe idee.

Timesbold: ill seen ill sung

Al Buio
Ascoltare qualcosa senza avere alcun tipo di riferimento.
Come un bluff a poker, è necessario avere coraggio.
Coraggio e pazienza, poi si vedrà.

24 febbraio 2008

Joe Jackson: Rain


Joe is JOE.
Ci ho passato il militare (e non solo) con Joe.
Non mi vergogno a dirlo, anche se Tommaso ogni tanto legge queste righe..... devo scriverlo.
Ci ho pianto con Joe.
Un pianto fatto di lacrime. Lacrime vere e non per il militare.
Ho Joe nel cuore da tanti, tanti anni.
La mia stima in quest'uomo è SMISURATA.
Amo Joe.
Riascolto i suoi vecchi successi ed i ricordi volano.
Che dire.....
Non ci sono molte parole.
Solo belle sensazioni, malgrado le lacrime che furono.
Nient'altro.
Nient'altro?
Ma come nient'altro!
E' tutto!
Le sensazioni nella musica sono tutto.
Nella musica?
Nella vita sono tutto.
Che belle le sensazioni.
Mi ripeto?
Ma si dai, ripetiamole.
Belle, le sensazioni.
E che ci rimane altrimenti?
Di questa nuova uscita, non ne ero a conoscenza.
Anni di silenzio, ma per me mai silenzio vero, perchè comunque in questi anni, io Joe L'ho risentito tante e più volte.
Poi capito non so dove e leggo di Joe.
Via di mulo e di corsa.
Senza farmi grandi illusioni.
So benissimo che Joe è cambiato e pure io.
Io caro Barcella (con cui ho anche qualche affinità musicale) di musica non capisco una sega, ma avrei umilmente scritto esattamente il contrario:
“Rain” è un lavoro per cui gli estimatori storici conoscono altri lidi ben più luminosi di questo. Gli altri non mancheranno di apprezzarlo.
Già, perchè "Rain" è un lavoro di spessore.
E' un disco di Joe e si sente.
Per gli altri, sarà difficile non apprezzarlo: "The Uptown Train" è energia, "Solo (So Low)" farebbe versare nuove lacrime.
Ma per chi lo conosce Joe è altro, perchè Joe va oltre.
Joe non solo è piano.
Joe è sax.
Joe è tromba.
Joe....
perchè non mi hai fatto uno (dico uno), ne bastava uno solo.
Un bel giro di sax.
Ah! Quanto lo avrei voluto.
Comunque....ti voglio bene Joe.
Comunque....va bene cosi.
GRAZIE anche per la pioggia.
Ciao Joe.

22 febbraio 2008

Oxbow: The Narcotic Story

Provate a fischiarlo
Tra i primi 10 dell'anno.
Avessi avuto solamente la voglia (o il coraggio?) di scriverla quella benedetta classifica 2007.
Molto rock, un po' noise, un po' blues, con spruzzate di classicissimi archi qua e là a macchiare un'incisione che rimane certamente molto oscura.
Può lasciare perplessi, ma è di grande impatto.
"Down A Stair Backward" da una carica formidabile, "She's A Find" trasporta oltre i sogni, "The Geometry Of Business" getta in uno stato di profondo torpore. "Time, Gentelmen, Time" è pericolosa. Mai ascoltare in maniera distratta quel pazzo di Eugene che, pur avendo un aspetto poco raccomandabile, è chiaramente una personcina fine e di classe assoluta .
Il contrario, azzardetelo voi a dirlo.
Ringraziando "Sfasciacarrozze" che me lo fece scoprire, è doveroso informare che il presente Myspace (che non ha brani del presente CD) non rende un millesimo di questo splendido (oscuro) disco.
Sotto è rappresentato Eugene Robinson in una sobria ed elegante posa artistica. Le immagini valgono più di ogni commento: chiaramente una bravo ragazzo.


20 febbraio 2008

Mike Patton: A Perfect Place (Soundrack)

A noi piace corto
Dall'omonimo cortometraggio, la nuova colonna sonora di Patton in suoni anni '40. Volenti o no, Mike è Mike (quasi un genio), quindi l'ascolto è obbligatorio. Sempre e per forza.

9 febbraio 2008

Tagliando, motorini FERMI tutti.

Avvenuto un annetto fa. Per un'amara considerazione sui giovani, le due ruote e la loro perisolosità. I protagonisti:
Io: padre premuroso che rincoglionito ha comprato il motorino (quello nella foto) al figlio.
Tommi: il figlio che bello soddisfatto, cavalca senza mai troppe attenzioni il motorino (quello nella foto).
Mister C/M: come Concessionario/Meccanico ecc. del motorino (sempre quello nella foto), che si è intascato la pecunia e ....
Giunti al momento del tagliando, mi domanderò in seguito: possibile funzioni così? C/M: per la serata di domani è pronto. Per i fermi che faccio? Li tolgo? Tommi: certo che si! Ci mancherebbe! Si, si, tolga, tolga. Io: no guardi.... lasci tutto com'è. I fermi non li toglie. Tommi non farmi arrabbiare. E lei Sig. C/M come fa a toglierli? Non è vietato? C/M: certo che è vietato, ma io ho il modulo da far firmare. Io: modulo da far firmare? Tommi: dai babbo! Nessuno dei miei amici ha i fermi al motorino! Poi mi prendono tutti in giro che arrivo ultimo! Io: zitto! Mi scusi Sig. C/M, a parte che i fermi non li toglie, ma il modulo... non ho ben capito. C/M: il modulo è questo. Lei mette una bella firma qua ed io posso togliere i fermi a suo figlio. Io: bhè i fermi non li toglie e poi li toglierebbe al motorino, non a mio figlio, ma la firma che vuol dire? Ripeto, non è vietato? Tommi: dai babbo, smettila di rompere! Li fai togliere? Io: ti cheti un po'! Quindi Sig. C/M? C/M: certo che è vietato, ma se mette la firma sul modulo, la responsabilità non è più mia. E' una sua autorizzazione formale. Io: ho capito, ma se è vietato, di cosa se ne fa della mia autorizzazione? E' vietato, punto e basta. C/M: no, no. Se firma si prende lei la responsabilità. E' vietato circolare senza fermi, ma per me, lei potrebbe portare il motorino in pista. Io: mi scusi, ma Le sembro un tipo da pista? C/M: io questo non posso saperlo. Io: ma a tutti i motorini a cui toglie i fermi, escono da quest'officina trainati con un carrello o con le proprie ruote? C/M: con le proprie ruote, che diamine! Io: allora lei non dovrebbe farli uscire, perchè è vietata la circolazione senza fermi e la strada qua davanti non è una pista. C/M: no! Questo no. Io ho il modulo firmato, quindi sono tranquillo. Io: ho capito. Perchè non firma Lei un modulo, dove mi autorizza a svaligiare una banca? Se mi prendono, mettono in galera lei: c'è il modulo firmato. C/M: non capisco. E questo che significa? Io: fa niente. Veniamo damani a prendere il motorino. Non Le firmo nulla ed i fermi li lasci dove sono. C/M: benissimo, come desidera. Tommi: Ma no! Dai babbo! Ma perchè sempre a me? Ora mi prenderanno tutti in giro. Io: come diceva nonno, "meglio che piangi te, ...che pianga io".

Thieves & Liars: When Dreams Become Reality

A scuola era importante avere come vicino di banco uno bravo: si copiava e si portava a casa almeno la piena sufficienza. La stessa cosa viene fatta da questo terzetto californiano, dove le scopiazzature sono assai evidenti. E' vero che se il professore si accorgeva del fatto rifilava ugualmente un bel quattro, ma perchè non essere indulgenti, visto che in questo caso, i vicini di banco si chiamano Zeppelin e Floyd?
Debutto ufficiale per un album composto da 12 tracce che si fanno ascoltare con piacere (qualche chicca è notevole), pur se accompagnato da un video "tamarro" come pochi.
Dopo i Black Mountain (ma questa produzione ne rimane a debita distanza), mi chiedo se questo sia l'anno del ritorno ad un certo nostalgico, vecchio, suono rock anni '70.