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8 giugno 2008

MØN // Rock Orchestra: (demØ)


Sono molti gli esempi di matrimoni tra musica classica e rock.
Questo, nato in quel di Parigi, ne è un felice esempio.
I sette componenti della band hanno dato alla luce un mini album, che corre molto più sui binari del rock (post).
Guenn - violino

Chloè - violoncello
Benoit - tastiere
David - chitarre
Gaspard - basso
Seb - chitarre
Adrien - batteria

Pochi minuti (22), ma la qualità è alta e la segnalazione doverosa.
1. Finne
2. Lukrym
3. DaakTyle Rhak


30 maggio 2008

Snocciolando.....


Orphans & Vandals: Terra Firma/Christopher Limited Edtion 10" Vinyl

musica alternativa d'atmosfera

EP di debutto.
Materiale che trovo sopra le righe, proveniente (finalmente) da Londra. Fossi una donna, sarei già "caduta in amore" per questa voce che, spesso è narrante. Speriamo di risentirli presto.
Al Joshua - guitar, harmonica, vocals, harmonium, toy piano
Francesca - violin, piano, glockenspiel, percussion, backing vocals
Gabi Woo - drums, percussion, backing vocals, harmonium, glockenspiel
Quinta - viola, musical saw, percussion, piano, backing vocals
Raven - bass guitar, backing vocals
.


MarchFourth Marching Band: Live
musica alternativa, big band jazz, funky, samba, afrobeat, circus

L'ho già scritto:
a Portland c'è la gremigna. Siete tristi? Vi sentite terribilmente sfigati e malinconici? Allora assistite all'evoluzione della banda di paese, in un viaggio che parte dagli anni '20 per arrivare ai nostri giorni, facendo il giro del mondo. Esageratamente esagerati, anche perchè presentarsi ad un loro live, c'è rischio di vedere più persone sul palco (se ci stanno) che in platea. Ascoltare "Pilo Erect" please.
Chi li ha sciolti? Anzi, come faranno a stare assieme? Voglio vedere, se alla prossima sagra del baccello a Pomaia, li invitano.
Andy Sterling - Drum Major
Michael Kennett - Bass Tom

Dick Whisky - Repenique & Chocalho

Heather McGarry - Snare Drum & Bells

Topher McGarry - Snare Drum

Keith Vidos - Toms, Washboard, Bells & Shakers

Jenny Pancake - Snare Drum, Bells, jembe, & Zils

Aspen Walker - Bass Drum
Dan Herrick - Cymbals

Jason Wells - Trumpet

Eric Miller - Trumpet

Luke Solman - Trumpet

Matt Moor - Trumpet

Russ Liquid - Trumpet/Sax

BennyMo - Tenor Saxophone

Robin Jackson - Tenor Saxophone

Taylor Aglipay - Bari Saxophone

Chris Long - Trombone

Daniel Lamb - Trombone

Katie Colgan - Trombone

Ethan Chessin - Bass Trombone
e poi il circus: Faith Jennings - Dance; Nayana Jennings - Stilts; Nathan Wallway - Stilts; Scarlett Torrance - Dance & Puppets; Sid Simpatico - Stilts & Unicycle; Jeremiah Guske - Stilts; Kyrstyn Pixton - Dance; Jen Forti - Dance; LaTisha Strickland - Dance & Trapeze; Dan Stauffer - Springs & Stilts; Amy Hotfield - Hula Hoop, Stilts & Fire; John - Bass;
http://www.myspace.com/marchfourthmarchingband
.

Louis Hardin: Moondog
altro, classica, jazz

Un precursore, un pezzo di storia.
Genio, artista di strada a contatto con Artur Rodzinski, Leonard Bernstein e Toscanini.
E se pure Scaruffi lo indica tra i più grandi del 20° secolo...
http://www.myspace.com/louismoondoghardin

25 maggio 2008

Black Pony Express: Love In A Cold Place

Fu attrazione a prima vista.
Release per il continente australiano nel 2006, da noi uscito (si fa per dire) i primi mesi dello scorso anno, è l'opera di debutto per questo sestetto melodrammatico proveniente da Melbourne, risultando da parte dello scrivente, un album imperdibile.
Copertina scarna, essenziale, quasi eco-compatibile.
Quello che conta è il peso specifico, la prorompente forza d'urto del contenuto.
A distanza di un anno l'attrazione rimane intatta.


Cusack Justin (voce / chitarra),
Greg Bukshteyn (chitarra / organo),
Lilith Lane (piano / voce),
Cliffy Davis (basso),
Katrina Morgan (violino),
Alan "Il Mallet" Murphy (batteria).



.
Spero che i links per il download siano corretti:
.
PS: che primavera di merda.

25 aprile 2008

Hjaltalín: Sleepdrunk Seasons

Vicini al sole
Volessi denigrare un album del genere, sarebbe sin troppo facile, ma non posso. Non posso perchè, nonostante momenti non propriamente esaltanti, mi piace.
“Sleepdrunk Seasons” è il primo album degli islandesi Hjaltalín e si sa, a quelle latitudine il clima è rigido. Quindi prima che il buco dell'ozono lo trasformi in temperato, han pensato bene di riunirsi in un collettivo dal numero adeguato (nove), tutti “vicini vicini”, così da stare ben al caldo.
Rimanendo in tema meteo, gli Hjaltalin mostrano comunque un'attitudine al sole ed al bel tempo non sempre comune (malgrado “I Lie”) e con alle spalle la produzione Mùm, il primo pensiero che mi viene di getto è: suoni di musica classica e barocca prestati con successo ad un pop dal gusto datato.
Poi quando leggo/vedo/sento fagotto, tromba, trombone, corno, clarinetto.... che volete, basta che i fiati non siano sul collo, io mi sciolgo.

18 aprile 2008

Alberta Cross: Thief & The Heartbreaker EP

Gran bel scherzo del destino
Grand bel debutto,
gran bella voce,
gran bel ritorno alle radici di un certo tipo di rock stile Neil Young.
Band anglo-svedese, nella realtà formata da due sole persone: Petter Ericson Stakee e Terry Wolfers, sorretta da vigorose aree corali, da riff tanto semplici quanto efficaci.
Ed allora, perchè gran bel scherzo del destino?
Tralasciando la bruttezza di Stakee, questi non dovevano nascere in Europa, ma in un qualche polveroso paesino dell'Ovest americano.

8 aprile 2008

3epkano: At Land

Non ho più il fisico
Oramai è qualche anno che me lo dico.
Giovedì sera stavo da cani, Venerdì un po' meglio. Poi Sabato e Domenica (pensando di avere il fisico) ho "esagerato".
Colpa dei figli, anzi.... merito dei figli.
Così domenica sera ero nuovamente uno straccio.
Questo pomeriggio già meglio, molto meglio.
Allora, pensando che la testa agisce in una certa maniera, ma il fisico non regge più, occorre una musica da malati.
Musica da relax completo, da ascoltare in poltrona rigorosamente con cuffie (a volume basso eh) e così rompo meno ala mia gentile consorte, che non è abituata ad avermi per casa durante la settimana.
Musica associabile ad un bel post-rock cinematografico, di quelli dilatati, lunghi e pesanti tanto da farti sentire caldo (14 brani per quasi 1 ora e mezzo).
Insieme ad altre cose, mi sono venuti in aiuto gli irlandesi 3epkano (cazzo di nome), al loro debutto ufficiale. Chissà se il 3 sta per numero, per lettera, o cos'altro.
Fatto è, che questo è un disco invernale, profondamente invernale. Adesso siamo a primavera, la testa andrebbe anche già al mare, ma per come si sente il mio fisico e per le notizie che si tovano in rete, sono tornato all' inverno.
Ricordando che occorre coraggio (oltre che palle) a presentarsi al debutto con una mattonata del genere, lo dedico a tutti coloro che si sentono influenzati e che non hanno più il fisico, oltre agli appassionati del genere (per gli altri sarà grandissimo sfracassamento). Segnalo vivamente "We Go from Tears to Shouts", "Towers Open Fire", "Rhythmus 54", "Distant Outings", "Those Who Love to Fly Alone".


28 marzo 2008

Kila: Gambler’s Ballet

La curiosità è donna. Una sega (e meno male).
Lèmma d'uso toscano "sega", viene usato assai frequentemente per togliere importanza a cose e fatti, sdrammatizzando o ridimensionando il contenuto; si dirà pertanto «è una segata... » di un film di Pieraccioni (dal BORZACCHINI UNIVERSALE).
Il nome Kila (band irlandese) mi è nuovo e su subba-cultcha.com con il massimo dei voti, leggo:
Nuclear fusion: trans-global tribal folk marries Irish, Latino, Eastern European, African and Japanese influences.
Eccche è!
Ancora:
Kila’s instrumentals are so strong that you don’t miss a vocal for a moment - and it’s almost impossible not to get up and dance, so for god’s sake don’t listen to this album in the car.
Ora, io che passo gran parte del mio tempo con il culo sul sedile di un auto, non potevo certo non essere incuriosito ed esimermi dal sentirlo, soprattutto dopo avere notato cosa suonano questi sette multistrumentisti (ma uno mono, non lo si trova più?):
Ronan O'Snodaigh: Bodhran, Vocals, Glockenspiel & Percussion.
Dee Armstrong: Fiddle, Vocal, Hammered Dulcimer & Banjo.
Colm O'Snodaigh: Flutes, Percussion, Whistle, Clarinet, Saxophones, Vocals.
Brian Hogan: Bass, Lap Steel, Guitars, Percussion & B/vocals.
Lance Hogan: Guitars, Drums, Percussion & Programming.
Eoin Dillon: Uilleann Pipes,Whistles & B/vocals.
Rossa O'Snodaigh: Whistle, Mandolin, Lute, Percussion & Lots of Noisy Things.
Cantando in Gallico, non si capisce una sega (e si torna al punto di partenza), quindi verrà da chiedersi:
ne vale la pena?
Certo che si.
Vi lascio al massimo due ascolti, poi saranno vostri.
.
Per chi lo desidera:
un veloce corso di Gaelico per comprenderne i testi da www.gaelico.net.
Lo scarico da uno dei seguenti punti http://sharebee.com/c106e67b;

22 febbraio 2008

Oxbow: The Narcotic Story

Provate a fischiarlo
Tra i primi 10 dell'anno.
Avessi avuto solamente la voglia (o il coraggio?) di scriverla quella benedetta classifica 2007.
Molto rock, un po' noise, un po' blues, con spruzzate di classicissimi archi qua e là a macchiare un'incisione che rimane certamente molto oscura.
Può lasciare perplessi, ma è di grande impatto.
"Down A Stair Backward" da una carica formidabile, "She's A Find" trasporta oltre i sogni, "The Geometry Of Business" getta in uno stato di profondo torpore. "Time, Gentelmen, Time" è pericolosa. Mai ascoltare in maniera distratta quel pazzo di Eugene che, pur avendo un aspetto poco raccomandabile, è chiaramente una personcina fine e di classe assoluta .
Il contrario, azzardetelo voi a dirlo.
Ringraziando "Sfasciacarrozze" che me lo fece scoprire, è doveroso informare che il presente Myspace (che non ha brani del presente CD) non rende un millesimo di questo splendido (oscuro) disco.
Sotto è rappresentato Eugene Robinson in una sobria ed elegante posa artistica. Le immagini valgono più di ogni commento: chiaramente una bravo ragazzo.


2 febbraio 2008

Menomena: Friend And Foe



Arcobaleno e suoni
Inciso per la indie label Barsuk, il terzo lavoro di questa band proveniente da Portland, l'ho trovato tra le migliori uscite del 2007. Band composta da soli tre elementi, tutti polistrumentisti e cantanti, riuscendo così ad aumentare in maniera esponenzialmente il loro impatto sonoro (suonano come fossero in nove), tra cui si distinguono per importanza e continuità basso e percussioni.
I Menomena sono il classico esempio della band dal suono pop/rock alternativo assolutamento moderno e vario. Difficili da descrivere ma, forse, basterebbe solo osservare la copertina e l'artwork disegnato dall'artista Craig Thompson. Le tracce di "Amici e Nemici" si susseguono molto diverse tra loro e crescono con gli ascolti, creando un loro universo di composizioni certamente non convenzionali, complesse e visionarie.
"The Pelican" e "Weird" sono cantati con una voce nera e sarebbero stati brani di punta di "Desperate Youth…" dei TV On The Radio. La geniale "Wet And Rusting" è un insieme di squarci sonori guidati da una frenetica batteria. Il ritmo ed i cori di "Air Aid" sono scanditi da coinvolgenti battiti di mani e colpi di Sax. La leggerezza di "Rotten Hell" è il semplice esempio di come scriverebbero oggi una canzone i Beatles. Il religioso organo di "My My", che introduce e ci accompagna in uno tra i momenti più fragorosi del disco. Il duetto tra pianoforte e batteria di "Running". La sensazione di epicità che pervade "Evil Bee", con un dolcissimo pianoforte accompagnato ancora da vagiti di Sax e da un basso, tanto funky, da non riuscire a stare immobili. La splendida marcetta militare di "Boyskout'n", ideata per truppe di soldati con fucili a salve. Le voci claustrofobiche, e la dolce implosione della conclusiva "West". Friend And Foe è un bellissimo arcobaleno che mi ha convinto in poco tempo, un disco tanto solare quanto divertente.

16 gennaio 2008

Kashiwa Daisuke: Program Music I


Made in Japan
Di giapponese conosco poco o nulla, quindi oltre gli involtini primavera non sono mai andato e musicalmente parlando, rimasi affascinato solamente dal magnifico Battle Honor Or Humanity di Tomayasu Hotei (e qui devo ringraziare Tarantino), poi nient'altro. Anzi, rimanendo in tema musicale, ho sempre evitato tutto ciò che era occhi a mandorla, soffrendo in maniera particolare il cantato. Questo è certamente un mio limite, come è certo che in questo Program Music I ci sia molta Europa.
Proveniente da gruppi rock, Kashiwa Daisuke è al secondo album: il primo lo aveva già inciso per una etichetta tedesca (dei crucchi possiamo dire tutto, ma di musica se ne intendono), avendo influenze anche da parte del nostro Maurizio Bianchi e dopo avere arricchito il proprio bagaglio, eccolo tornarsene in patria e dare alla luce due tracce completamente strumentali. Già! L'album è composto da due sole partiture: la incredibile Stella e Write Once, Run Melos. Due lunghi episodi che racchiudono molto della musica contemporanea, senza una precisa struttura, cesellati con grande attenzione, a volte strabordanti, spesso minimalisti, ma sempre creativi.
Un album che va oltre la musica classica alternativa, dove spesso la batteria è predominante, dove le trombe si ergono a protagoniste, dove le sessioni di violini spezzano il cuore. Motivo comune denominatore la potenza di un pianoforte dai toni alti, mai domo, circondato da improvvisi rumori d'acqua e stormi di uccelli, da furtive voci di bambini che giocano al parco e cori eterei femminili, da campane e numerosi bit elettronici, ora cristallini, distorti poi.
Probabilmente Daisuke si era chiesto: "potranno mai convivere musica classica, elettronica, progressiv, jazz, noise e fanfare? La risposta è riuscita a darsela da solo ed è racchiusa in quest'album.
Come Hotey, lo aspetto ad interpretare una grande colonna sonora, ma ancora di più resterò in attesa di Program Music II.

4 gennaio 2008

A Whisper In The Noise - Dry Land

De gustibus
Nel panorama internet, ognuno ha i suoi siti di riferimento: musicalmente parlando, getto spesso un occhio a Sentireascoltare ed Ondarock. Li trovo ben fatti, equilibrati e professionali. Spesso non sono daccordo con i giudizi espressi (come in questo caso), ma poco importa.
La musica è pelle, sensazioni, momenti e tutto ciò che volete. E' quindi simpatico notare come, anche tra gli "addetti ai lavori", possa variare un sentimento musicale non solo sul giudizio di un intero album (che in questo caso coincide abbastanza), ma su quello di una singolo brano valutato in maniera diametralmente opposta.
Sinteticamente, sulla quinta traccia dal titolo Sons:
Sentireascoltare: ....(la bellissima Sons, che da sola varrebbe l’ascolto dell’intero disco)....
Ondarock: ....seguita dalla noisy “Sons”, che si rivela uno dei punti deboli del disco....
Il bello della musica.

31 dicembre 2007

Imani Coppola: The Black And White Album


Non riesco a capirne le ragioni, ma anche considerando i nomi immortali, faccio fatica a trovare un disco femminile per cui abbia mai sballato. Intendo, dove la componente creativa, tecnica e/o vocale principale fosse del gentil sesso.
Intendiamoci, questo album dal titolo molto impegnativo, non si esime dalla regola sopra esposta, ma forse, è quello che più ho apprezzato quest'anno.
Tra pop/pone e hip-pop/pone di prima categoria, splendidamente suonato ed interpretato dalla stravagante Imani, per la Ipecac Recording: casa discografica fondata da quel genialoide di Mike Patton, dove le sue influenze sono così evidenti, tanto da far pensare che Imani sia una Patton in gonnella (e continuo a fare il maschilista musicale).
Oggi ultimo dell'anno: sereno 2008.

29 dicembre 2007

Akron/Family: Love Is Simple

Quando c'è l'amore
Anacronistico ed illusorio quanto si vuole, ma l'amore parte dal cuore e questo disco è tutto meno che anacronistico ed illusorio. Splendide ballate di tempi ahimè andati, soffici cori che illustrano quadretti lieti di momenti da non dimenticare facilmente.
Qua potrete trovare tutto ed il contrario di tutto.
Non sarà un percorso facile.
La strada per arrivare ad ascoltare Love Is Simple non è diritta, ma impervia. E' un percorso pieno di tornanti, è una ripida strada di montagna che vi permetterà, una volta arrivati sulla cima, di avere in premio ossigeno purissimo.
Consideriamo solo la stordente Pony's O.G: fa a cazzotti con se stessa cambiando direzione più e più volte, lasciando basiti ed ammirati. Figuriamoci il resto dell'intera opera.
Doveroso procurarselo con mezzi leciti o no, l'importante è ascoltarlo. Poi fate Vobis.
Amore? Se è così, dico sempre si.

25 dicembre 2007

Joe Henry: Civilians

Buon Natale
A pranzo ho mangiato e bevuto come un maiale e domani mi aspetta ancora 'n' altra magnata. Un leggero mal di testa che batte in fronte, mi ha consigliato di non cenare e di rilassarmi in poltrona.
Quindi la scelta di stasera, è stata quella di tornare ad ascoltare questo lavoro di Joe Henry: musica della profonda America che ricorda i grandi cantautori, con pennellate di jazz e blues.
Un lavoro registrato, con la collaborazione di altri veri artisti, in pochissimi giorni: risultando così in presa diretta, molto fresco e naturale. Alcune tracce sono vere leccornie (Civilians, Parker's Mood, Time Is A Lion, Scare Me To Death, I Will Write My Book, Our Song, God Only Knows e siamo già ben oltre la metà), altre meno. A mio avviso un album troppo lungo, ma anche grazie alla gran voce di JH, se non si apprezzano serafiche malinconie come queste.....
Ho deciso di non farlo, ma avevo intenzione di cancellare quello che ho scritto qualche ora fa. Perchè? Perchè questo disco merita di più.

16 dicembre 2007

Classifiche di fine anno

Lullubelle III
Ci risiamo. Tutti gli anni la stessa storia. La cosa difficile non è dare il 1° o il 2° posto. Il difficile è andare oltre. E' chiaro che non lo ha ordinato il dottore, ma ferme le manifestazioni agonistiche di fine anno, newsgroup, forum, blog e siti di dubbia e comprovata serietà, devono trovare l'alternativa nello "sport nazionale musicale" di fine anno.
E uno che deve fare? Si esime?
Ecco che allora armato di buona volontà e buoni propositi fai mente locale, perchè anche tu vuoi fare bella figura, magari con qualche nome poco conosciuto (che fa sempre molto figo). Poi casualmente (o no, poco importa), ti riascolti l'album di Lullubelle III (che per la storia, o leggenda, pare fosse il nome di questa splendida mucca qui raffigurata) e pensi: un disco del genere fosse inciso OGGI, come sarebbe classificato?
Personalmente odio le centinaia sfumature date alla musica contemporanea, ma adesso, in questo momento,l'assieme dello sfrigolio d'olio bollente che cuoce un uovo al tegamino (nella parte finale di Alan's Psychedelic Breakfest "strafogandosi" pure), dei fiati, dei cori, degli assoli di violino e degli stordenti giri di basso, non farei fatica a classificarlo come rock sperimentale ed alternativo, mettendolo al 1° posto "filato".
E' qua lo stridore, che sinceramente mi lascia....basito.
Rock sperimentale ed alternativo che tra non molto compirà 40 anni, al 1°posto?
Ecco che allora pensi pure a Echoes, Supper's Ready, I Know What I Like e chissà cos'altro, mentre la tristezza ti assale e ti senti terribilmente old.
Allora è giunto il momento di mandare a cagare la classifica annuale, anche se il "maledetto" Vic Chesnutt merita.
Merita proprio.

15 dicembre 2007

Moses Guest: Best Laid Plans


Cosa devrei fare per pompare una delle migliori incisioni di questo 2007? Già in passato ci avevo provato con i Kunek, ma l'operazione era miseramente fallita (già a proposito: i Kunek devo andarli a riprendere).
I Moses Guest sono tanto bravi quanto sconosciuti alle nostre latitudini che, con tutta la roba che si sente in giro, viene da chiedersi.....perchè?
Comunque, è da ringraziarli uno ad uno sino a quando sono sul palco. Ma anche quando stanno a casa.
Qua sotto potete provarli.
Non commuovetevi.

9 dicembre 2007

Radiohead: In Raimbows


Spirito natalizio
Hanno già scritto tutto e tutti ed adesso è giunta anche l'espansione del 1° In Rainbows.
Voglio solo riportare un passo della recensione di Riccardo Bertoncelli tratta da Linus.net:
una delicatezza di fondo che segna tutti i brani, escluso forse lo scorbutico Bodysnatchers: sogni a cui ci si abbandona o a cui si oppone resistenza, malinconie accanite e in fondo voluttuose, su una scala a spirale che a tratti sembra quella percorsa da Jeff Buckley anni addietro, verso cieli estremi, nel profondo di sé. Questa delicatezza tocca un vertice perfino doloroso in Nude, una canzone che voglio immaginare sarà un talismano di bellezza per la nuova generazione, come lo sono state per i ragazzi di ieri certe ballate di Nick Drake o la Song To The Siren di Buckley padre (e poi dei Cocteau Twins). è il brano più incantato del disco, insieme a quella vertiginosa miniatura che è Faust Arp, due minuti e dieci secondi di poesia e sbalordimento: Thom Yorke sembra il cugino di Beck per come gioca con un arpeggio beatlesiano, smontando l’abituale collage Rh per uno schema più tradizionale di chitarra con accompagnamento di archi. McCartney (Blackbird) o Lennon (Julia) una ballata così l’avrebbero stirata con comodo: Yorke invece la accelera, la stringe, la snocciola in fretta, come impaurito del suo cuore dolcissimo. Inrainbows si apre con la febbre di 15 Step e i suoi fascinosi ritmi scazonti per chiudersi con la severa semplicità di Videotape, quasi un demo per pianoforte e voce su cui Phil Selway interviene con gesti trancianti di batteria. Tra inizio e fine un magico mondo di visionarie tastiere e campionamenti, la voce alata di Yorke, misurate chitarre elettriche e arpeggi di acustiche. Dopo un quarto d’ora un tuffo al cuore, quando ritrovo i miei amati Blue Nile in un seducente notturno (Weird Fishes/Arpeggi), mentre più in là appare una canzone ancora più sorprendente: House Of Cards ha la meravigliosa souplesse di certi brani anni ’60 e non a caso serba nel Dna il ricordo di una spiritata canzone di Carole King per Dusty Springfield e Byrds, Goin’ Back.
Voglio solo dire che ascoltare entrambi i CD, ha risvegliato in me il vero spirito natalizio. Quello spirito che non esiste più e che ho perso quando ho smesso di credere in Babbo Natale.
In fase di downloading mi trovavo davanti ai regali ancora da scartare.
Credo che mi divertirò per molto tempo.
Riccardo Bertoncelli su Linus.net:

8 dicembre 2007

The Dear Hunter: Act II The Meaning Of, & All Things Regarding Ms Leading

Quanto ho amato questo disco, me ne dovrò ricordare per la "personale classifica 2007".

Aiutatemi, perchè c'è qualcosa che non capisco in questo nuovissimo concept album proveniente da Boston: come è possibile innamorarsi di un'opera composta da ben 15 tracce per oltre 1h15' di musica, già al primo ascolto?
http://www.purevolume.com/thedearhunter
Probabilmente "Act II" è un'esperienza musicale che frantuma prima la mente che il cuore per poi essere completamente metabolizzato, grazie ad un concentrato di melodie ad alto peso specifico dotate di una prorompente forza d'urto e riducendo ai minimi termini quelle pause, forse inevitabili in un'opera così lunga ed estenuante (originariamente prevista in un doppio CD per ben 120'), che rischiano di farci cadere in un pop facilone.
Una brillante miscela di moltissimi generi, con incastonata la talentuosa e dirompente voce del barbuto e corpulento "genio di casa": il mentore Casey Crescenzo, ex leader del gruppo sperimentale post-hardcore "The Receiving End of Sirens", qui coadiuvato da cori e coretti tanto epici quanto emozionali e sorprendenti.
Già dall'ouverture, granitiche schitarrate e percussioni si alternano a momenti assolutamente trionfanti e classici, eseguiti da soffici archi ed ottoni, donando pienezza ad un progetto quasi leggendario di rock alternativo costellato da elementi puramente progressivi, dove la grande forza sta nella creatività qui architettata su sinfonie incalzanti, imponenti ed ambiziose.
Il "cacciatore" non può che lasciare il segno e Crescenzo ne è l'oracolo indiscusso. Quindi abbiate fiducia e tuffatevi in un'esperienza semi teatrale e stordente, perchè è un peccato non ascoltari.

7 dicembre 2007

Tv On The Radio: Return To Cookie Mountain

Intendiamoci,
avete fatto un gran bel disco, anche se forse preferisco il predente.
Ma una cosa la dovete spiegare:
è possibile sapere dove finiscono i capelli ed inizia la barba?
Anzi, no.
Dove finisce la barba ed inizano i capelli?
O è tutto basette?

3 dicembre 2007

Fish: 13th Star

A volte capita di trovare una persona, che non si vedeva da tanti anni. Capita e gli dici: "ehilà, ma sei sempre il solito. Complimenti!".
A volte lo dici per circostanza, altre no e magari ci rimani pure male perchè fai qualche paragone con te stesso.
Ecco, con Mister Fish (alias William Derek Dick) ex-leader dei primi Merillon, era veramente qualche anno che non ci incontravamo, e con tutta sincerità, non posso che rimanere sorpreso per quello che è senz'altro un 'ottimo lavoro.
"Non c'è che dire caro Fish, sei sempre il solito. Complimenti!" .
http://www.myspace.com/fishofficial