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27 dicembre 2009

Vic Chesnutt


Questo 2009 si chiude con una triste notizia. Notizia che ho appreso solo pochi minuti fa. Difficile giudicare. Difficile.... direi impossibile giudicare gesti così estremi. Vic era recidivo, ma ho sempre pensato che quando si arriva al punto di non ritorno, occorre un coraggio SPAVENTOSO. Non credo sia codardia o altro. Mi pare più un voler togliere il disturbo, come se uno si sentisse più un peso per se e per gli altri.
Dispiace molto, dispiacerà molto di più alle persone vicino a lui, che adesso avranno tremendi sensi di colpa.
Grazie Vic, il tuo genio ci ha regalato tanto.
Peccato sia finito così.

11 ottobre 2008

Vic Chesnutt, Elf Power and The Amorphous Strums: Dark Developments


Rock

Devo dire veramente "Graciàs"
Son qua che sto aspettando le canzoni urlate di Matt e casualmente ti trovo il nuovo, nuovissimo di Vic. No, dico.... Vic Chesnutt, quello di North Star Deserter. Quel North Star Deserter, che Testani splendidamente definì "carta vetrata su una ferita aperta".

Se questo è l'autunno musicale di quest'anno, non si può che stare allegri.
Poco importa se Dark Developments è in realtà l'assieme di tre intense anime musicali: Chesnutt, Elf Power (principalmente) e The Amorphous Strums, dove gli ultimi due sembrano voler accompagnare il primo in posti nuovi e dirgli:
-"O.K. Vic, hai sofferto come una bestia, ma la vita è bella. Dai, adesso vieni con noi che ci divertiamo un po' ".
E ci riescono. Perchè questa volta la chitarra e la voce di Vic, con l'esclusione di "The Mad Passioni of Stoic" dove la disperazione torna a presentarsi ed a far male (e dove Vic duetta con se stesso), sono quasi sempre baciate da uno splendido sole, riuscendo anche a sorvolare territori Giamaicani (vedi "Teddy Bear"), anche se nell'intero album rimane un velato e sottile strato di malinconia.
Come perfettamente illustrato dalla copertina, Dark Developments è il magnifico incontro tra un'anima rossa ed un'anima nera, un'anima serena ed una terribilmente tormentata e ruvida. Nessuna delle due avrà realmente il sopravvento, se non una splendida musica.

19 ottobre 2007

Vic Chesnutt: North Star Deserter

Vergogna.
Si, un po' ne provo. Perchè "North Star Deserter" lo avevo ascoltato già una volta passandolo poi all'archivio. Fortuna vuole che ci sia tornato sopra ed ecco che è giunto il colpo di fulmine. Me ne vergogno, anche perchè Vic ha così tanta credibilità da spendere, che meritava da subito un ascolto più attento, continuato, senza alcun tipo di esitazione. Perchè quando lui vuole trasmettere qualcosa, le possibilità di ascoltare un grande lavoro sono alte. Perchè Vic, come pochi altri del cantautorato americano, ha quella magica capacità di raccontare con tre note ed un solo strumento, 100 cose e più, trasmettendo quella passione interiore, in maniera sanguigna e commovente.
Del disco è difficile parlare, si rischia di essere banali, superficiali, sprecando aggettivi. Folk e molto altro. Riverberi di acide chitarre elettriche distorte, armoniosi coretti, penetranti rullate di tamburi e la voce "malata", sono il corollario alla quantità di emozioni dispensate con l'aiuto di altri grandi artisti, tra i quali Silver Mt. Zion, Bruce Cawdron (Godspeed! You Black Emperor), Guy Picciotto (Fugazi).
"North Star Deserter" è un'incisione pesante, potente, quasi cattiva, talmente fisica che graffia la pelle, pervasa di profonda malinconia e sofferenza. Del resto, chi meglio di Vic, paralizzato dall'età di 18 ani per un incidente d'auto, ex-alcolista, ex-drogato, con vari tentativi di suicidio, può trasmettere la sofferenza? Ma anche se quello che fa scendere dal cielo non è pioggia sporca, ma è liquido denso che si attacca addosso e pervade tutto come fosse petrolio, Vic ha ugualmente il coraggio di cantarci che è tutto O.K. (You Are Never Alone).
"North Star Deserter", fa parte di quei dischi che arrivano dopo, ma quando arrivano colpiscono forte ed a giudizio dell'inadeguato scriba, questo è il suo capolavoro e, ad oggi, il miglior disco del 2007.