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30 novembre 2011

Matt Elliott: The Broken Man


Folk europeo, Cantautore

In merito ad "Howling Songs" (l'ultima della trilogia), qua scrivevo:

Se con "Failing Songs", musicalmente ci aveva donato nuova vitalità e speranza per un futuro migliore, con quest'ultima incisione, Matt Elliott le fa sparire rassegnadosi al decadimento ed all'amarezza di un mondo ingiusto, dilaniandosi per la sconfitta (e noi con lui), riavvicinandosi al punto di partenza delle "Drinking Songs".

Un cantautore che rappresenta come pochi, o forse come nessuno, la realtà di un magnifico folk europeo, che attinge dalla propria tradizione più classica e che si espande verso ogni punto cardinale senza alcuna delimitazione di territori e confini.

Ed ora che ci hai ammaliato con le tue grida musicali e la trilogia è terminata?

La risposta è giunta perentoria, angosciante e minimalista, evidenziata nel titolo di questo nuovo lavoro e nelle sette ballate che lo compongono.

Tracklist:
1. Oh How We Fell (11:49)
2. Please Please Please (2:34) 
3. Dust Flesh and Bones (9:16)
4. How to Kill a Rose (1:59)
5. If Anyone Tells Me... (13:23)
6. This Is for (3:51)
7. The Pain That's Yet to Come (3:41)

bandcamp

Si trova già in rete, ma...
2€ (due miseri Euro)...
cosa mai possono essere?

Qui sotto sul sito della Ici:
Ici d'ailleurs




18 ottobre 2008

Matt Elliott: Howling Songs




Folk europeo

Momenti tristi e dolci. Dolorosi e piacevoli.
Bellamente cupi.
Cori soffusi ed ovattati, circondati dalle parole flebili e malinconiche del cantore, rotti da improvvisi squarci di fragorosa distorta musica elettrica. Eccole, sono queste le urla ricche di disperazione delle "songs" di Matt Elliott, a conclusione di una magnifica trilogia iniziata 3 anni fa tra alcool e fumo, sporcizia e povertà, morte e fantasmi.
Se con "Failing Songs", musicalmente ci aveva donato nuova vitalità e speranza per un futuro migliore, con quest'ultima incisione, Matt Elliott le fa sparire rassegnadosi al decadimento ed all'amarezza di un mondo ingiusto, dilaniandosi per la sconfitta (e noi con lui), riavvicinandosi al punto di partenza delle "Drinking Songs".


Un cantautore che rappresenta come pochi, o forse come nessuno, la realtà di un magnifico folk europeo, che attinge dalla propria tradizione più classica e che si espande verso ogni punto cardinale senza alcuna delimitazione di territori e confini.


Ed ora che ci hai ammaliato con le tue grida musicali e la trilogia è terminata?
Non ci lasciare.
Non abbandonare questa tua rabbia, che pur sconfitta rimane vitale.
Persone che abbiano coraggio di dire quello che vogliono, senza compromessi, sono necessarie.


Come ha già scritto qualcuno, "in futuro saranno in pochi a ricordarlo, ma quei pochi...."
Io sarò certamente tra questi e ti ringrazio.



Il regalo di birdantony non funziona più:

15 settembre 2007

Matt Elliott: Failing Songs

Così non è giusto, quindi alzo le mani e mi arrendo.
Perchè quando ci troviamo a scrivere di un artista immenso, il pericolo di essere banale e scontato è molto alto.
Già, perchè è dal '97, sotto il nome di Third Eye Foundation, che Matt Elliott non smette di stupire e con questa sua terza opera solista ci trasporta in un quadro senza colori di De Chirico, in un film muto degli anni '20, dove la malinconia e l'angoscia pare siano le padrone assolute, anche se la sua creatività e dolcezza, tra canti di uccellini e temporali improvvisi, riempie ugualmente il cuore di serenità.
"Failing Songs" è un magico viaggio nel nostro Mediterraneo, tra il sole della Grecia, l'atmosfera dei paesi slavi ed i profumi della penisola Iberica, a metà strada tra le sonorità di Jeremy Barnes (A Hack And A Hacksaw e Neutral Milk Hotel) e quelle di Zach Condon (Beirut), ma più cupe, dilatate e soprattutto epiche.
Il tango della title-track, la strabordante "Planting Seeds" (ballata per chitarra e violino), l'orchestrale "Desamparado", l'intensa "Broken Bones", la oscura "Lone Gunman Required", la dolcissima strumentale "The Ghost Of Maria Callas" (chitarra e canto di uccellini), fanno parte di 12 opere geniali, tra fisarmoniche, tappeti d'archi, trombe e cori, dove chitarra e testi antimilitaristi ne sono comunque il filo conduttore.
Se il precedente "Drinking Songs" vi aveva stordito, questo vi farà cadere a terra, ma appena vi rialzerete noterete che i colori grigi e cupi non ci sono più, gli arbusti secchi si sono trasformati in alberi rigogliosi e quella terra arsa e polverosa che vi entrava nei polmoni è adesso un tappeto erboso.
Un grandissimo cantautore.