4 maggio 2008

Carcrashlander: Carcrashlander

Sole rosso
Ci sono giornate in cui mi girano veramente i coglioni.
Dice che gli uomini sevono a risolvere i problemi.
Cazzo!
Mi sarei anche rotto i coglioni di risolverli.
Quando ci sarà un po' di tranquillità?
Alla fine?
Se è così, che vengano pure i problemi, ma i giramenti rimangono ed ecco che continui ad andare a giro con un sacco scrotale enorme. E' il classico gatto che si morde la coda.
E poi il tempo passa.
Ci sono giornate che mi sento vecchio, veramente vecchio. Una cosa che poco tempo fa non avvertivo ed allora sono preoccupato.
Realmente preoccupato. Avverto indistintamente che il fisico non è più quello, io faccio finta di niente, ma non posso mentire a me stesso ed è inutile far finta di sentirsi giovane dentro. Cazzo se mi girano i coglioni. Sono convinto di aver fatto una frana fisica in questo ultimo anno e nessuno ha il coraggio di dirmelo in faccia seriamente (nemmeno la mia dolce metà che invece si mantiene in perfetta forma).
Solo i figli ogni tanto alludono con il sorriso sulle labbra. E meno male che la famiglia tutta è un amore ed allora che cazzo ho?
Poi dovrei passare parte del mio tempo con dischi di altro tipo, mica con questi Carcrashlander, che ho anche cercato per terra e per mare, in una forma di masochismo estremo.
O.K. la scena di Portland ultimamente fa paura (veramente paura), ma questi sono troppo depressivi. Magari con Micah P. Hinson un barlume, un bagliore, un lumino (fate voi), alla fine del tunnel s'intravede.
Qui no, qui è tutto buio. Non è un gran disco, ma è raffinatamente oscuro.
Un terribile buco nero che ti risucchia dentro. Io sono sempre stato (ed intendiamoci lo sono tutt'ora, fortunatamente) uno dalla battuta pronta, gioviale, allegro. Di compagnia insomma ed allora mi chiedo perchè mai sia così attratto da incisioni di questo tipo.


Album di debutto per la band guidata dal navigato barbuto Cory Gray (per l'etichetta più eco-sostenibile: la Parks and Records), in continue rincorse tra la sua malinconica voce, austeri pianoforti e struggenti trombe.
Che volete, lo trovo semplicemente stordente, tanto da portarsi via questa primavera.
Non dico altro.

Spero solo che passi presto questo periodo da perenne tramonto.




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2 maggio 2008

Micah P. Hinson: The Surrender EP

Annunciazio', Annunciazio'
;-)


Disponibile in rete, la presentazione del nuovo EP "The Surrender" del genio Micah.
Il tutto (meglio... il poco) per la Houston Party Records.
Alzi la mano chi se lo aspettava. E poi, quello che penso di Micah l'ho già scritto qui.





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25 aprile 2008

Hjaltalín: Sleepdrunk Seasons

Vicini al sole
Volessi denigrare un album del genere, sarebbe sin troppo facile, ma non posso. Non posso perchè, nonostante momenti non propriamente esaltanti, mi piace.
“Sleepdrunk Seasons” è il primo album degli islandesi Hjaltalín e si sa, a quelle latitudine il clima è rigido. Quindi prima che il buco dell'ozono lo trasformi in temperato, han pensato bene di riunirsi in un collettivo dal numero adeguato (nove), tutti “vicini vicini”, così da stare ben al caldo.
Rimanendo in tema meteo, gli Hjaltalin mostrano comunque un'attitudine al sole ed al bel tempo non sempre comune (malgrado “I Lie”) e con alle spalle la produzione Mùm, il primo pensiero che mi viene di getto è: suoni di musica classica e barocca prestati con successo ad un pop dal gusto datato.
Poi quando leggo/vedo/sento fagotto, tromba, trombone, corno, clarinetto.... che volete, basta che i fiati non siano sul collo, io mi sciolgo.

21 aprile 2008

Cloud Cult: Feel Good Ghosts (Tea-partying Through Tornadoes)

Necessità fisica di ascoltare il passato










Ed ancora,
....Fanno booklet con inchiostro non nocivo, piantano alberi sulle terre americane in base alle emissioni di Co2 dei loro tour. Si guardano bene dalle richieste delle major e si autoproducono con etichetta dal nome Earthology......



....Potreste incontrare i Flaming Lips ma anche Bright Eyes, gli Arcade Fire ma anche i Modest Mouse, Sparklehorse ma anche Grandaddy. Forse gruppi come i Flotation Toy Warning, anche se inglesi, hanno ascoltato a lungo i Cloud Cult. E così di questo passo.....




http://www.myspace.com/cloudcult http://www.cloudcult.com/catalogdownload/myWimpy.html http://rs35.rapidshare.com/files/108362413/Cloud_Cult_.rar
Nient'altro da aggiungere.

18 aprile 2008

Alberta Cross: Thief & The Heartbreaker EP

Gran bel scherzo del destino
Grand bel debutto,
gran bella voce,
gran bel ritorno alle radici di un certo tipo di rock stile Neil Young.
Band anglo-svedese, nella realtà formata da due sole persone: Petter Ericson Stakee e Terry Wolfers, sorretta da vigorose aree corali, da riff tanto semplici quanto efficaci.
Ed allora, perchè gran bel scherzo del destino?
Tralasciando la bruttezza di Stakee, questi non dovevano nascere in Europa, ma in un qualche polveroso paesino dell'Ovest americano.

10 aprile 2008

Ereipia: Ereipia


Non solo nero.

Parlavamo dei Crippled Black Phoenix e della brava gente che vi ha collaborato. Ecco, Kostas Panagiotou e Andy Koski-Semmens sono tra questi Artisti. Inutile quindi dire, scrivere, che tale fatto è una certificazione sulle loro dimensioni scrotali.
Il loro progetto inglese Ereipia (nome di derivazione greca), ha partorito qualcosa di estremamente umorale ed intrigante. Ancora non pare abbiano un'etichetta per la distribuzione, così si sono affidati a www.soundclick.com per la presentazione completamente gratuita del loro lavoro, rendendolo disponibile in rete, chiedendo un parere agli ascoltatori, oltre ad un eventule aiuto economico (il link lo trovate sotto).
I due hanno avuto anche esperienze di musica etnica greca, sacra, classica, metal estremo, insomma tutte "cosine" non propriamente commerciali. Forse per qualcuno sarà necessario avere un minimo di familiarità con la voce ma, convinto che meritino la massima considerazione e che possano interessare non solo agli appassionati della scena musicale dark (quale io non sono), riporto alcune note e pareri, riportati in parte anche sul loro MySpace.
Dimenticavo,"This Side of the Looking Glass" è una cover di Peter Hamill (Van Der Graaf Generator).
Ereipia è un emozionante viaggio tra i regni della malinconia. Un viaggio che però non è privo di speranza e di fede. Fondamentali per immergersi in questo mondo ed in questo tipo di paesaggio musicale, sono la potente voce di Andy ed il pianoforte di Kostas. L'emotività ed una musica non conformista catturano l'ascoltatore in un viaggio fuori del tempo e fuori dall' esistenza terrena. Un album profondamente personale ed emotivo, un esperienza catartica per tutti coloro che sono disposti a immergersi nel loro mondo. 7,5/10 (Gothtronic);
Credo sia un debutto molto promettente, un progetto musicale neo-classico, con influenze dalla musica classica, religiosa, folk mediterranea, minimalismo, e molti altri stili, fusi in una nuovo stile musicale abbastanza originale 8/10 (Evening Of Light);
....Un ambientazione non molto distante dagli ultimi lavori degli Empyrium. La differenza principale è certamente nell'atmosfera ricca di speranza, anche se malinconica, Ereipia potrebbe piacere a coloro che cercano un'armonia musicale, che desiderano emozioni positive... Un duo con qualità artistiche fuori dal comune (Heathen Harvest);

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9 aprile 2008

Crippled Black Phoenix

Uno tra i dischi più attesi di quest'anno.
Dal MySpace sotto linkato si trovano tre nuove tracce che saranno presenti in "The Resurections": "Rise Up And Fight" (vigorosa stretta di mano a chi indovina cosa possa essermi venuto a mente), "Whissendine" e il live di "Burnt Reynolds". Comunque, se non li conoscete ascoltate anche il restro che è un bel sentire.
Componenti dei Mogwai, Electric Wizard e Portishead, più un sacco di altra brava gente.
Certamente da me atteso e certamente dividerà gran parte degli appassionati, come fece già il suo precedessore, quel "A Love Of Shared Disaster" dello scorso anno (e che sotto potete scaricare), accusato si essere troppo d'ambiente, minimalista a tratti quesi noioso.
Dal primo ascolto di queste tre tracce pare essere su altra strada, una grande, sicura, scorrevole strada.
Si è capito che sono fiducioso?
Una cosa è certa, il lavoro potrà piacere o meno, ma è creato da Artisti con la "A" maiuscola.
http://www.myspace.com/crippledblackphoenix . A Love Of Shared Disaster: http://www.megaupload.com/it/?d=57XJMN8P

The Dø: A Mouthful

Pomodori della Siria
Quando ero piccolo, nel periodo estivo la mia merenda preferita era pane struscio col pomodoro. Ricordo che ogni tanto ero io ad andarmi a prendere i pomodori nell'orto (già... bel mio orto, tutto piantato da nonna Siria), li coglievo maturi un paio d'ore prima, poi mia madre li teneva in ammollo nell'acqua del pozzo così avevano il tempo di raffreddarsi ben bene.
Nei pomeriggi caldi ed afosi erano decisamente rinfrescanti, teneri e buoni.
Ecco "A Mouthful" mi ha fatto venire in mente un po' la stessa freschezza. Un disco che ricorda il cambio di stagione, che ci ricorda di aprire le finestre e cambiare l'aria nelle stanze.
Un pop colto, fresco, divertente e semplice (un pregio) prodotto da un duo esordiente francese (il musicista Dan Levy e la cantante di origine finniche Olivia Bouyssou Merilahti), che è assai facile accostare a quello degli Architecture in Helsinki.
Ogni tanto il pane struscio lo mangio sempre (non più a merenda eh!), l'ho arricchito con basilico e cipolla, ma i pomodori di nonna Siria mi sembravano un'altra cosa.

Strangers Die Every Day: Aperture For Departure

La gremigna di Portland.
Oggi ho necessità di avere qualcosa in più, senza esagerare, in maniera graduale: un misto di classica e rock, per melodie importanti, potenti, ma allo stesso tempo quiete, dove gli strumenti principi siano gli archi, con tutto ciò che ne consegue.
E visto che anche questi ragazzi arrivano da Portland e che anche questo è un debutto, spiegatemi che razza di fervore musicale possa esserci in Oregon e d'intorni, perchè io non lo capisco.
Gli Strangers Die Every Day sono:
Stirling Myles - basso elettrico; Scott Wilkinson - violino; Lawrence Armstrong - batteria; Jessie Dettwiler - violoncello.
Brani consigliati? Tutti.

8 aprile 2008

3epkano: At Land

Non ho più il fisico
Oramai è qualche anno che me lo dico.
Giovedì sera stavo da cani, Venerdì un po' meglio. Poi Sabato e Domenica (pensando di avere il fisico) ho "esagerato".
Colpa dei figli, anzi.... merito dei figli.
Così domenica sera ero nuovamente uno straccio.
Questo pomeriggio già meglio, molto meglio.
Allora, pensando che la testa agisce in una certa maniera, ma il fisico non regge più, occorre una musica da malati.
Musica da relax completo, da ascoltare in poltrona rigorosamente con cuffie (a volume basso eh) e così rompo meno ala mia gentile consorte, che non è abituata ad avermi per casa durante la settimana.
Musica associabile ad un bel post-rock cinematografico, di quelli dilatati, lunghi e pesanti tanto da farti sentire caldo (14 brani per quasi 1 ora e mezzo).
Insieme ad altre cose, mi sono venuti in aiuto gli irlandesi 3epkano (cazzo di nome), al loro debutto ufficiale. Chissà se il 3 sta per numero, per lettera, o cos'altro.
Fatto è, che questo è un disco invernale, profondamente invernale. Adesso siamo a primavera, la testa andrebbe anche già al mare, ma per come si sente il mio fisico e per le notizie che si tovano in rete, sono tornato all' inverno.
Ricordando che occorre coraggio (oltre che palle) a presentarsi al debutto con una mattonata del genere, lo dedico a tutti coloro che si sentono influenzati e che non hanno più il fisico, oltre agli appassionati del genere (per gli altri sarà grandissimo sfracassamento). Segnalo vivamente "We Go from Tears to Shouts", "Towers Open Fire", "Rhythmus 54", "Distant Outings", "Those Who Love to Fly Alone".


5 aprile 2008

Spiritual Front: Armageddon Gigolò

Ero su un sito musicale inglese e mi capitò di leggere l'intervista di un artista, che poi si scoprirà essere il front-man del gruppo in questione, che diceva:
- Il nostro genere è il “suicide-pop”;
- per il prossimo futuro la mia aspirazione è quella di fare tanti “cumshot” (sapete cosa sono, vero?). Nello stesso sito c'erano alcune sue foto:
nella prima era rasato, a torso nudo, un grande orecchino ad anello e con un'intero braccio tatuato intenzionato a ciucciare una tetta. Nell'altra appoggiava l'orecchio sul ventre di una donna che stava a gambe aperte (gran bel vedere), mentre scrutava alcuni soldatini collocati sul Monte di Venere completamente rasato.
A fianco c'era la tracklist: Bastard Angel, Jesus Died in Las Vegas, Love Through Vaseline.
Mosso dalla curiosità (molto dal Monte di Venere e dal cumshot), andai a controllare che razza di homepage avessero questi tizi: niente passere spelacchiate, ma la possibilità di ascoltare quattro tracce.
Fu una sorpresa assoluta ed estremamente piacevole. Non solo. Gli Spiritual Front, con già diversi anni di gavetta sulle spalle (questo è il quarto lavoro), riscuotono già un discreto successo in Europa, hanno la loro base a Roma e quindi sono italianissimi, guidati dal loro frontman Simone "Hellvis" Salvatori (voce e chitarra), con Piergiorgio Ambrosi (tastiere) ed Andrea Freda (percussioni) (questa è la loro ultima formazione), ma in realtà è una specie di open band.
In questo album, assieme ad altri artisti ospiti, notevole è l'impatto dell'orchestra di Ennio Morricone in tutte le 11 tracce, così come lo è per l'ottimo violinista inglese Matt Howden (Sieben), assolutamente struggente nel brano "My Kingdom for" a Horse in una sessione d'archi da brivido, sempre ben integrati con i cori e la voce di Salvatori, che non ha avrà il timbro di Fisher o Berninger, ma ugualmente riesce a trasmettere la propria passionalità.
E' difficile catalogare il suicide-pop degli Spiritual Front, pare un intenso affresco indie-folk oscuro, con l'originalità di cavalcate western ed erotici tanghi, il tutto condito da una bella dose di autoironia.
Un disco che merita attenzione e per questo a distanza di anni, mi è doveroso ringraziare pubblicamente quel Monte di Venere, che me lo ha fatto scoprire.

29 marzo 2008

Scott Matthew: Scott Matthew

Da Romanotizie
"....Ma il successo più grande giunge grazie alla colonna sonora del film culto del regista John Cameron “Shortbus”, accolto con enorme entusiasmo da tutta la critica internazionale più “libera” e purtroppo uscito in Italia su pochi schermi perché rifiutato da alcuni esercenti per cieca pudicizia....."
Ed ancora,
...Scott Matthew è un talentuoso e dotatissimo cantautore, un “quiet noise maker” come egli stesso si definisce. Il suo stile rilassato ed elegante, come per magia sembra annullare il tempo e lo spazio. La sua musica è semplicemente pura, come risultato di un incantesimo misterioso e potente, e intima, fragile, malinconica. Chi ha ascoltato Scott dal vivo si è incredibilmente commosso, a volte perfino confuso. L’intensità del suo modo di cantare è tangibile. La sua presenza sottolinea l’immediatezza rilassante delle sue canzoni. La lunga esperienza sulle scene di vari club, gallerie e di luoghi insoliti e misteriosi ha inoltre svelato la sua abilità nel creare una relazione forte e misteriosa con il suo pubblico......."
Qua c'è l'ottima recensione di Almost Blue In Reverse
Qui il divertente sito del film in questione (con scene esplicite) http://www.shortbus.it/ http://www.myspace.com/scottmatthewmusic
http://www.megaupload.com/it/?d=KY75VF6U

28 marzo 2008

Kila: Gambler’s Ballet

La curiosità è donna. Una sega (e meno male).
Lèmma d'uso toscano "sega", viene usato assai frequentemente per togliere importanza a cose e fatti, sdrammatizzando o ridimensionando il contenuto; si dirà pertanto «è una segata... » di un film di Pieraccioni (dal BORZACCHINI UNIVERSALE).
Il nome Kila (band irlandese) mi è nuovo e su subba-cultcha.com con il massimo dei voti, leggo:
Nuclear fusion: trans-global tribal folk marries Irish, Latino, Eastern European, African and Japanese influences.
Eccche è!
Ancora:
Kila’s instrumentals are so strong that you don’t miss a vocal for a moment - and it’s almost impossible not to get up and dance, so for god’s sake don’t listen to this album in the car.
Ora, io che passo gran parte del mio tempo con il culo sul sedile di un auto, non potevo certo non essere incuriosito ed esimermi dal sentirlo, soprattutto dopo avere notato cosa suonano questi sette multistrumentisti (ma uno mono, non lo si trova più?):
Ronan O'Snodaigh: Bodhran, Vocals, Glockenspiel & Percussion.
Dee Armstrong: Fiddle, Vocal, Hammered Dulcimer & Banjo.
Colm O'Snodaigh: Flutes, Percussion, Whistle, Clarinet, Saxophones, Vocals.
Brian Hogan: Bass, Lap Steel, Guitars, Percussion & B/vocals.
Lance Hogan: Guitars, Drums, Percussion & Programming.
Eoin Dillon: Uilleann Pipes,Whistles & B/vocals.
Rossa O'Snodaigh: Whistle, Mandolin, Lute, Percussion & Lots of Noisy Things.
Cantando in Gallico, non si capisce una sega (e si torna al punto di partenza), quindi verrà da chiedersi:
ne vale la pena?
Certo che si.
Vi lascio al massimo due ascolti, poi saranno vostri.
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Per chi lo desidera:
un veloce corso di Gaelico per comprenderne i testi da www.gaelico.net.
Lo scarico da uno dei seguenti punti http://sharebee.com/c106e67b;

Get Well Soon: Rest Now, Weary Head!...

'sti crucchi!

Monterey, sul suo blog Tangerine scrive:
......pseudonimo di Konstantin Gropper, propone un disco d’esordio che non lascerà indifferenti gli amanti dei suoni tipo Calla (quindi me) anche se molti indirizzano il suo indiepop epico verso altri lidi, quella terra d’Albione che ha dato i natali a Thom Yorke, per esempio. Sono d’accordo con chi scrive che il talento di Konstantin risiede anche nella capacità di eludere le etichette, e spaziare in ambiti diversi in ciascun brano, visitando generi anche diametralmente opposti tra loro. Certamente merita l’ascolto, ma richiede un po’ di versatilità uditiva

Caro Monterey le coordinate non potevano essere più giuste di così.
Nessuna etichetta, talento, una voce che ricorda Yorke.
Un disco che definirei "terra di confine".
Confine tra la solitudine e l'amicizia, la malinconia ed il divertimento, che evoca serenate da luna piena, cielo stellato e lande desolate o da cantare in coro per far baldoria fino a notte fonda.
Confine, perchè è un album perennemente in bilico tra vecchio e moderno, con un persistente gusto retrò dal sapore di "cheerleader anni sessanta".
Forse "Witches! Witches!" è troppo mielosa, ma qua non esistono i cosiddetti brani "destrutturalizzati".
No.
Qua ci sono musiche senza etichetta, semplici e belle.
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http://www.myspace.com/youwillgetwellsoon http://rapidshare.com/files/91010281/GWS-RNWH-2008-1.zip http://rapidshare.com/files/91014007/GWS-RNWH-2008-2.zip

21 marzo 2008

...And You Will Know Us By The Trail Of Dead: Worlds Apart

Ci pensavo stamani, mentre guidavo.
Mercoledì 26, ore 06.00 am.
Partenza per Ancona.
Lavoro.
Consolazioni: i marchigiani che son brava gente (oltre che professionali) e la scelta per la serata: meglio il brodetto di pesce da Sara in quel di Sirolo, o le cozze (del trave) da Emilia a Portonovo?
Come consuetudine, considerando che in auto non ho il lettore mp3, oltre ad una paio di novità mi porto sempre qualcosa di "vecchio": mi faranno compagnia questi texani dal nome impronunciabile (ma per gli amici sono solamente i Trail Of Dead), visto che al mattino avrò necessità di energia pura.
Leggendo le recensioni ed i commenti su internet, trovo che World Apart sia stato uno di quei lavori che più di ogni altro ha diviso gli appassionati (soprattutto stroncato da molti del settore): da pomposi, megalomani e ruffiani, a geniali e grandiosi.
Per me è da 5 stelle piene, al pari del suo precedessore (e forse più).
Già durante l'"Overture" avrete un formicolio alle mani, ma attenzione, le schitarrate della successiva "Will You Smile Again" vi investiranno con enorme violenza da lasciarvi senza fiato. Fortunamente avrete tempo per ricomporvi e rilassarvi con la dolce Summer 91".
Ma poi si rinizia nuovamente.
Così, un sali e scendi continuo.
Ma niente a confronto di quello che arriverà nel finale ("Classic Art Showcase" e "Russia is my Homeland" sono da mettere in un vaso di cristallo).
Solamente "Let it Dive" non mi convince, ma è come cercare il classico pelo nell'uovo.
Nient'altro da aggiungere.
Se non lo conoscete, è obbligatorio e doveroso ascoltarlo e procurarselo.
Questo link dovrebbe essere corretto (non ho provato):
http://rapidshare.com/files/98008590/lamadrigueradeconejo.blogspot.com_AYWKUBTTODWorlds_Apart.rar
Dimenticavo, BUONA PASQUA.

16 marzo 2008

Leo Abrahams: The Unrest Cure

Musicista a tutto tondo
Leo Abrahams è un chitarrista che si è fatto la gavetta, scoperto da Brian Eno ha collaborato con Bryan Ferry, Roxy Music, Nick Cave, Jarvis Cocker, Paul Simon, Grace Jones.
"The Unrest Cure" è il suo terzo lavoro (come dire, "non nasce imparato", ma si è fatto "un mazzo tanto"), risultando un album così vario da non poter essere etichettabile, per certi versi molto vicino al miglior Mike Pattom (ed al suo progetto Peeping Tom) dando alla luce un'incisione di spessore, coadiuvato da ospiti di valore (grande l'84enne Bingo Gazingo).
Abrahams si trasforma in un vero e proprio camaleonte, un giocoliere, un saltinbanco, come quello che pare rappresentato nella copertina.

15 marzo 2008

Man Man: Rabbit Habits


Ne parlavo proprio qui.
Due anni dopo il fulminante "Six Damon Bag", i Man Man si rifanno vivi.
La copertina prometteva bene: vite condominiali in "sfaccettature di varia umanità".
Invece, nel complesso li trovo un po' "imborghesiti", anche se nella parte finale mi sono sembrati più intimisti, con meno voglia di fare pazzie ed essere più riflessivi (bellissima "Whalebones"). Al momento non mi convincono (e non me lo aspettavo), vedremo se cresce.
http://rapidshare.com/files/99013923/Man_Man_-_Rabbit_Habits.zip

Gregor Samsa: Rest



Potrei fare un copia/incolla dalla vecchia segnalazione che feci per il loro album di debutto "55:12"
“La Metamorfosi” di Kafka inizia così: "Una mattina, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto". Cosa abbiano in comune i Gregors Samsa con il commesso viaggiatore di Kafka, non lo so, se non la diversità: il quartetto in questione ha avuto il coraggio di incidere anche un "Bianco Natale”, provenie da Richmond in Virginia, mentre per loro tipo di musica ti aspetteresti che provenissero dal grande nord. Preceduto dalla pubblicazione di due splendidi EP nel 2002 e 2003 e dall'album di debutto di due anni fa "55:12", arriva questo secondo lavoro (metà Aprile) che ne segue la strada. Il precedente aveva un maggior impatto musicale: una forza d'urto più imponente ed una ricerca più affannosa e suggestiva dei vocalizzi (maschile e femminile) tra Nikki King e Champ Bennet.
Comunque rimaniamo in ambito “post rock” ed il ricordo va ai Mogwai, ai Sigur Ros, ma ancora più dilatati, eterei, rarefatti, riuscendo a generare un senso distensivo di ammorbante religiosità, senza creare noia o stanchezza in ambienti ora chiari poi scuri e bui (molto di più). Per coloro che amano ascoltare brani destrutturalizzati e che vogliono sognare.
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Dal loro mySpace potete ascoltarlo interamente in streaming:
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Per l'eventualle scarico:

Velocemente.......

....li getto volentieri nella mischia:

Murder by Death: Red of Tooth and Claw

Una specie di Willard Grant Conspiracy "cattivi" ad alta orchestrazione.
Quando scompattate occorre la seguente password: mp3zzz.blogspot.com
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Questa è la bellissima sorpresa.
Un fulmine a ciel sereno.
Ringrazio l'amico e collega che vive in quel di Milano (e che mai leggerà queste righe), che mi ha indicato il loro nome:

Broken Records
Sette multistrumentisti a tratti commoventi, in una combinazione musicale di tradizionale simil-folk europeo ed un'alternativa musica scozzese. Protagonisti di tutto questo sono chitarre, basso, violino, violoncello, fisarmonica, mandolino, pianoforte, tromba, percussioni e glockenspiel.
Prestate attenzione al loro MySpace, in particolare a "Nearly Home" e "A Good Reason".
Già.
Forse esiste "A God Reason" per doverci tornare sopra in un prossimo futuro.

9 marzo 2008

Daturah: Reverie

Frankfurt am Main
Non ho mai capito perchè si dice Francoforte sul Meno (il fiume che l'attraversa). Vabbè che ce ne sono altre, ma la vera Frankfurt è questa, la mitica Kaiserstrasse pure (in verità assai degradata ultimamente ma è sempre un bel girare con gli amici). E' un po' come se Milano l'avessero chiamata Milano in Pianura, o Milano sui Navigli e Milano Marittima... Milano.
Comunque, non si fosse capito, questo è un sestetto proveniente dalla "Grande Germania", tolto il precedente EP questo è il loro debutto (ufficialmente i primi di Aprile). Siamo in ambito puro post-rock, sulle tracce di Isis e Red Sparrows, in 60 minuti completamente strumentali per soli 5 brani, dove si sale piano piano per accedere a quei tipici muri sonori. Qualcuno certamente obietterà: "allora le premesse per una mega rottura di coglioni ci sono tutte". Sono anch'io convinto che alla lunga distanza (ma forse anche alla media) l'ascolto non reggerà molto, ma per qualche sera è decisamente affascinante esserne risucchiati dentro.
Per farsi un'idea:
http://www.myspace.com/daturah Per scaricarlo interamente: http://www.mediafire.com/?nioawuuyk1g