18 novembre 2007

Clint Mansell, Kronos Quartet & Mogwai: The Fountain

Speranza, vita, amore, morte.

"The Fountain" è qualcosa di epico e leggendario. E' la drammatica ricerca verso qualcosa che è paragonabile al Santo Graal, che esiste solo nei sogni e nelle speranze umane, perchè non solo è l'elisir di vita eterna, è l'amore eterno. E' l'apoteosi dell'essenza nel passato, adesso e nei secoli a venire. Qualcosa che è possibile raggiungere solo in un'altra vita, dopo la morte.
Presentato al 63° Festival di Venezia ed uscito nelle sale italiane quest'anno con il nome di "L' Albero della Vita", "The Fountain" è l'ultimo film del regista newyorkese Darren Aronosfky (interpretato dal premio oscar Rachel Weisz e da Hugh Jackman) e come il precedente "Requiem for a dream", si è avvalso delle melodie partorite dalla geniale mente di un artista vero come Clint Mansell, mentre l'interpretazione dei suoni è stata affidata ad un grande gruppo come i Mogwai, assieme ad un quartetto d'archi epico e leggendario quali i Kronos Quartet (2 violini, viola e violoncello).
La fusione di questi tre elementi, non poteva che generare un risultato superbo.
Poco importano i nomi delle 10 tracce (ma della prima, "The Last Man", potrete trovare sul MySpace di Mansell una versione di Antony Hegarty da lacrime): questa è un'opera che va valutata nel suo complesso. Un lungometraggio strumentale di moderna musica classica e rock sperimentale, esteticamente mistico e stordente, dove paura ed angoscia si rincorrono con il silenzio e la serenità, in un crescendo tanto ossessionante quanto affascinante, tra note commoventi di pianoforte, cori e percussioni talvolta tribali, con violini dalla grande forza evocativa capaci d'immergerci in mondi che non esistono.
Lasciatevi beatificare da un'opera affascinante e particolare, vincitrice come migliore colonna sonora del doppio Golden Globe Awards 2007, sia da parte del pubblico che della critica.
O la si ama, o la si odia, ma è impossibile rimanerne indefferenti. Imperdibile.

1 novembre 2007

Sleeptalker: SimplifySimplify

"Sleeptalker" è il nome di una nuova band formata da quattro musicisti con alle spalle una notevole esperienza e dall'età anagrafica non più verdissima. Provenienti da Nashville, hanno scelto di catalogare il loro esordio come "mini-album" (preferendolo ad "EP"), mostrando potenzialità non comuni.
Poco importa se questo è un lavoro di soli 29 minuti, perchè anche in così poco tempo riesce a donare un pop/rock nobile, (ascolate la profondità di "Follow Your Guns") dai grandi suoni e da fresche atmosfere pervase di Radiohead, con una voce intensa e delicata, catturandoci così, in maniera semplice, con un senso compiuto d'intimità e rilassatezza, in qualcosa che si avvicina molto all'ultimo di Glen Hasard e dei suoi The Frames: il bellissimo "The Cost".
"SimplifySimplify" ha un approccio musicale non rivoluzionario e spontaneo, anche se pare evidente una particolare attenzione agli arrangiamenti ed alla produzione, ma per loro stessa ammissione, questo è semplicemente un modo per iniziare, un'idea, una direzione dalla quale partire e che prevede il vero debutto l'anno prossimo.
Se questo è l'auspicio, sono da tenere in buona considerazione.

Man Man: Six Demon Bag

Bravissimi.
"Six Demon Bag" è stato uno tra le migliori incisioni del 2006.
Un misto di klezmer, folk e tanto altro, in quello che è comunque un grande affresco di rock alternativo architettato con lucida follia. Sempre esageratamente sopra le righe, sguaiato, quasi boccaccescho e cattivo, ma terribilmente attraente, per questo che è il secondo lavoro di un gruppo di "insani" multi-strumentisti provenienti da Philadelphia.
Mai noioso, divertente ed energetizzante come pochi altri ascolti, perchè loro sono geniali e pazzoidi con tanta, tanta classe, non c'è che dire.